Me lo racconta al telefono l’operatrice del luogo neutro dopo l’incontro burrascoso con la sorella. “Paoling”, dice, “appena arrivata, prima di parlarmi della sua vita in Francia, delle cose che ha fatto e dei suoi nuovi amici, mi ha detto Hanno firmato! Oggi la mamma e il papà hanno firmato per chiedere di adottarmi”.

Abbiamo firmato. Il giudice ci ha convocati mentre esaminava l’ennesima proroga dell’affido e ci ha chiesto cosa pensassimo dell’adozione per motivi speciali. E poi ci ha consigliato di presentare, subito, la domanda. E noi l’abbiamo fatto, d’accordo con i Servizi Sociali.

E abbiamo telefonato a Paoling, che aspettava di sapere cosa volesse il giudice e dal giorno prima friggeva di impazienza. E lei è esplosa di gioia.

E’ vero che questa esperienza non è più un affido da tempo, anche se nell’affido ci credo e continuo a crederci molto.

Adesso vedremo che succederà, per noi nel concreto adesso cambia poco, aspettiamo. Per lei però la portata simbolica di questa “firma” è enorme.

E per noi tre il 23 ottobre sarà sempre il giorno della firma, quello in cui io e il Principe ci siamo fatti il selfie davanti al tribunale per mandarlo a lei appena sveglia, e in cui lui ha girato tutto il pomeriggio per comprare una torta con i nostri nomi e degli orecchini nuovi per lei, e in cui insieme ai nostri amici abbiamo festeggiato. Festeggiato in realtà non questo semplice giorno, ma tutti quelli prima, la capacità di questa grande bambina di lasciarsi dietro la paura, la sfiducia negli adulti e nel mondo, di lasciar brillare la sua grandissima luce, di amare la vita e anche le sorprese, e tutti i giorni che verranno ancora.

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