Sapere che qualcuno aspettava nostre notizie mi commuove, come mi ha commosso ricevere messaggi per chiedere se tutto andava bene, visti i mancati aggiornamenti. Mi commuove, e mi fa sentire in colpa per non aver trovato il tempo e il modo.

Forse il motivo sta nel tumulto che sento per mille altre cose, per le nostre vite che sono passate in mezzo a questo anno di Paoling e ne sono uscite diverse, per le altre novità della vita, per le scelte, per i casini…

Ma Treorme è la nostra casa, e quindi eccoci qua.

Cominciamo con LA notizia: in anticipo di 2 mesi sulla scadenza è arrivato il nuovo provvedimento. Il giudice ha deciso che Paoling ha bisogno di tranquillità, e di stabilità. E nonostante tutti i cambiamenti e i casini ( e questi non posso spiegarli qui per i soliti motivi di privacy), il giudice ha detto “lasciatela in pace per un po’”. Uno degli elementi contenuti nel provvedimento è anche la nota che Paoling è riuscita a parlare, a dire come si sente, a raccontare.

Quando le ho detto del provvedimento, le ho spiegato bene l’importanza di quello che è riuscita a fare. Voglio ricordarglielo, perchè è una delle prove che lei è l’artefice principale delle svolte della sua vita. Noi, l’assistente sociale, il giudice, siamo tutti qui con lei, ma è lei che può, e potrà, scegliere di essere sè stessa e andare avanti.

Per il resto, Paoling è meravigliosa, è sempre lei, ma con il bagaglio di un’estate luminosa e piena, con una nuova voglia di stare con gli altri a scuola, con una minore rabbia e senza quel meccanismo di testare sempre ogni tuo limite, di non mollare mai. Paoling ora gioca anche da sola, per ore nella sua stanza: disegna e balla, ascolta la musica e inventa negozi e “casette”. E’ sempre più autonoma: si fa la doccia da sola, non fa più storie per cosa si mette la mattina, ha perso un po’ la sua ostinazione a mentire sulle piccole cose per vedere se te ne accorgi.

Paoling è sempre Paoling, con i suoi problemi ed il suo fondo piatto di infanzia mancata, ma i suoi occhi, i suoi occhi, dovreste vedere i suoi occhi, il marrone profondo e luccicante, gli angoli all’insù. E la voce, la sua voce vera che ormai non è più continuamente mascherata da vocine finte, la sua voce che canta a squarciagola nel bagno la sera, o che spara battute e ironia, o che squittisce felice quando è il momento delle coccole.

Paoling è un casino, è sempre quella che fa apposta a farti arrabbiare, che ogni tanto vai a prendere a scuola ed esce col muso a terra e una maestra accanto con un racconto di giornate nere, con i luoghi neutri, ora mensili per fortuna, che fanno ancora gridare di incubi la notte.

Paoling comunque è la nostra bimba. Come dice lei.

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