Tra poco sarà un anno che la conosciamo. Chi leggeva allora ricorderà i pensieri e l’emozione. Li ricordo molto bene anche io.

Paoling è entrata, un po’ spingendo e un po’ graffiando, un po’ scivolando con dolcezza, nella nostra vita, e nel nostro cuore. Ha raccolto un filo che portavo dentro di me, un moncone di qualcosa che non c’era prima di lei, e lo ha annodato ad una delle sue code di piccolo aquilone. E abbiamo preso il volo.

Il volo, in mezzo ai litigi, alle paure, alle cocciutaggini. Il volo, tra gli abbracci e i primi sguardi di timida fiducia, i riti familiari che nascevano.

In mezzo al vento ho cercato di leggere le mappe per portarla con me, per portarci insieme a lei verso una rotta sicura. Sono stati mesi di regole e di ragionamenti spossanti, di dettagli e di disciplina, nostra e sua, di nervi e muscoli sempre tesi per non mollare mai la presa, per tenerla saldamente, per non lasciarla scivolare via.

Da quassù il mondo ha cominciato ad essere visibile, se n’è andata qualche nuvola, e Treorme ha smesso di essere solo Treorme, ed è tornata donna, è tornata viva, ha cominciato a guardare il panorama. Col Principe abbiamo avuto strappi, momenti difficili, e ancora li abbiamo, siamo nel vortice, nella tempesta, nella ricerca di un nuovo equilibrio da quando è saltata sulle nostre ali questa gabbianella che aveva bisogno di imparare tutto, non solo a volare, perchè per quello c’è ancora tempo.

Paoling è sempre più viva, è sempre più luminosa, anche se non nasconde le sue ombre paurose. Ci sono gli incubi, c’è la cocciutaggine.

Ma quando l’abbraccio, quando io e lei ci guardiamo negli occhi nei momenti di affetto e di coccole, quello che passa tra di noi è così forte da far venire le vertigini, così grande che quasi sempre ci ritroviamo tutte e due con gli stessi occhi scuri lucidi e il cuore a mille. Lei lo sa che io la adoro, che la penso e la sogno diventare grande come lei può essere, lei sa che io vedo in lei una persona, oltre che una bambina, meravigliosa e forte. Riconosce le parole prima che vengano dette, perchè le parole tra me e lei sono così. La familiarità, questo anno insieme, ci sta trasformando e sta creando un ponte tra noi che non pare potersi spezzare mai.

La vita di Paoling è fatta di amici e di nonne, di scuole e Centri estivi. Le nostre ore insieme non sono più tante come prima. La mia vita è di nuovo piena di cose, eppure non è mai stata così piena di lei.

L’ho abbracciata ieri sera, e le ho detto “mi dispiace che non ci sono stata tanto questa settimana”.

E lei, ovviamente, come se le parole venissero da me, da noi, da quello che sempre ci diciamo insieme, mi guarda dolcissima e dice “Ma non è vero, tu ci sei sempre lo stesso”.

Fanno La Gabbianella e il Gatto al Centro Estivo come spettacolo finale, e le ho raccontato l’altro giorno che questa storia viene spesso usata per spiegare l’affido. Mentre lei mi guardava curiosa le ho spiegato il perchè, le ho fatto vedere come il gatto abbia accolto la gabbianella anche se non era un gattino, e di come sia riuscito ad insegnarle a volare solo perchè era la gabbianella ad esserne capace, e che il suo compito era stato solo quello di accompagnarla, di aiutarla ad essere sè stessa.

Paoling mi guarda, e mi dice: “è una bella storia ma non racconta l’affido. Tu non sei il gatto, tu sei una gabbianella come me”.

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