Giorni difficili misti a giorni radiosi, momenti bui con la sua mamma, tanta paura per quello che può succedere: questa è la Paoling di fine scuola, quella che ieri sera allo spettacolo dei bambini aveva una faccia triste e impaurita.

Lo so che ha paura che sua mamma la veda, che ci veda. Questo lato della segretezza la distrugge, e non so bene come rassicurarla.

Gli incontri con la mamma hanno cambiato frequenza, diventeranno mensili, perchè l’Assistente Sociale ha deciso di ascoltare la sofferenza di Paoling ed i racconti dei lunghi giorni di assestamento dopo ogni luogo neutro.

Ci aspettano però momenti tesi, in cui la mamma saprà quello che Paoling ha detto e pensa, e non oso pensare alle reazioni.

Ricordava, Paoling, che all’ultimo giorno di scuola ci sarebbe stato l’incontro con la mamma. Le avevo poi spiegato che la cosa era rimandata, ma lei ricordava così. E in questi giorni in cui tutti le ripetono che venerdì la scuola finisce, il buio e l’inquietudine l’hanno ripresa e portata a terra.

L’ho coccolata stamattina, l’ho abbracciata, e piano piano ha deciso di raccontarmi quello che aveva.

Arriverà il sole, Paoling, l’estate, la piscina, il centro estivo, il parco giochi, e andranno via anche questa tristezza e questa paura.

Mi guarda, gli occhi sono di nuovo normali, vivi. Giochiamo a “Picachu”, una specie di morra cinese inventata da loro bambine, e poi ci abbracciamo ancora. E’ convinta.

Dal bagno mi grida: “D’ora in poi ti chiamerò solo mamma”.

Va bene, Paoling.

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