E dire che mi avevano avvisato. Te lo dicono sempre che un giorno in cui tutto è andato bene, in un periodo in cui si sentono sereni, i bimbi in affido tirano fuori le peggiori cose successe nella loro vita di prima.

In questi giorni Paoling è felice. Lo dicono i suoi occhi, che splendono, e lo dice anche lei, con le parole che ha imparato, semplici e dirette.Le racconterò, scriverò anche di quelle, ma non ora.

Paoling è allegra nei suoi vestiti nuovi e con due treccine ai lati del viso, con i suoi appuntamenti con le amiche e le mille gioie di questi giorni normali.

Paoling stasera è andata a dormire, ma dopo un’ora mi ha chiamata. Aveva il cuore a mille, gli occhi spalancati, le lacrime cadute ai lati degli occhi. Aveva paura.

Paoling: Io ci penso sempre alle cose belle dell’estate prima di andare a dormire, come mi hai detto tu, ma poi ogni notte della mia vita sogno sempre cose brutte, qualcuno che mi taglia la testa, o che uccide i cani, o voi.

Respira forte, piange.

Mi aveva parlato dei suoi sogni brutti, tante volte. L’altro giorno, in macchina con la mia amica Marina e sua figlia, mi aveva detto che quando in sogno qualcuno le taglia la testa lei dice sempre “fai pure, tanto ora mi sveglio e capisco che è tutto un sogno”.  Non avevo dato peso alla cosa.

Treorme: Piccola Paoling, tu hai tante cose in testa, e ti sono successe tante cose, e tutto questo si trasforma in paure, che di giorno non hanno spazio in mezzo a tutte le belle cose che devi fare, ma la notte invece quando dormi escono fuori, e prendono le forme dei sogni brutti. Ma qui non ci sono assassini, non c’è niente di brutto.

Paoling vieni qui, ti porto un po’ nel lettone al buio e parliamo? Lei scoppia a piangere e dice si.

Arrivate nel lettone mi si avvinghia e mi dice: “Ho tanta paura che qualcuno ti uccida, e se tu muori io rimango senza mamma, senza davvero. E come faccio poi senza di te?”

Paoling piccina io non muoio, ho 32 anni, stai tranquilla, e poi tu non sei sola, la nostra famiglia è piena di persone che ti vogliono bene e pensano a te, non ci sono solo io.

Paoling: “Si ma tu sei la vera mamma che ho”.

Ci abbracciamo, le dico di stare tranquilla, che tutto andrà bene.

Lei respira forte, nella penombra incontro i suoi occhi.

“Vuoi dirmi cosa c’è nella tua testa ora Paoling? Cosa ti fa paura, cosa ricordi?”

E Paoling ha cominciato a parlare. A parlare, e parlare, come non aveva mai fatto.

Ha detto di quando rimaneva da sola davanti ai film paurosi a dormire sul divano perchè la mamma e la sorella erano andate a dormire senza curarsi di lei.

Ha detto delle botte, a lei e alla sorella.

Ha detto che anche quando andava all’asilo e all’oratorio dove tutti erano bravi con lei, lei pensava sempre a quello che succedeva la mattina e la sera.

Ha detto che agli incontri la mamma fa di tutto per sembrare diversa, e fingere di trattarla bene, ma che lei lo sa che non  è capace di trattarla bene.

“La mamma non è cattiva o brava, è una persona, come dici tu, ma è una persona che non sa nemmeno cosa vuole dire essere una mamma, e dire cosa si deve fare, e capire, e lasciare il tuo gelato al tuo bambino per fargli piacere, e sgridarlo ma in modo che lui sa sempre che non lo sgridi per odiarlo, e coccolarlo e sorridere quando fa qualcosa di bello che nemmeno lui se ne era accorto ma se ne accorge la mamma prima di lui e glie lo dice e lui diventa felice”

Paoling ma che meraviglie ci sono dentro quella tua testina di capelli neri? E quali mostri?

Trema fortissimo, racconta, parla lentamente e non smette di parlare. Dice sempre: ricordi, te l’ho raccontato, è come se tirasse il filo, ripercorresse la strada di tutte le cose che ci ha lasciato come briciole di Pollicino, e le collega tutte.

Io le faccio domande, piano, un passo alla volta.

Le chiedo cosa pensava all’inizio in comunità, se si sentiva triste e voleva tornare a casa, e se capiva che però lì stava meglio.

“Quando ero lì pensavo che non volevo stare lì per tanto tempo. Pensavo che volevo andare a casa con te. Anche se non ti conoscevo ancora”.

Ho capito cosa vuoi dire Paoling.

Andiamo a farci una camomilla piccina? Sotto c’è il Principe, seduto sul divano. Ci sorride, non fa domande, ha capito che qualcosa di strano c’è.

Lei si accoccola vicino a lui, parliamo dei cani e di come siano bravi a fare la guardia, e poi arriva la camomilla calda e dolce.

Stanotte, per la prima volta, Paoling può dormire nel lettone, vedo che davvero ha paura.

Ora è vicino a me, mi tiene una mano sulla gamba e respira piano, finalmente dorme.

Io sono piegata in due dal torcicollo, e il Principe è andato a dormire nella stanza di Paoling. Ho il cuore gonfio, la testa che gira.

Sono la sua mamma. Ha ragione lei.

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