Sabato mattina siamo andati al gruppo di sostegno dell’affido o, come lo chiama uno dei più acuti e simpatici dei partecipanti, il gruppo “Mal comune mezzo gaudio”.

E’ un momento molto bello, con persone intelligenti e che ogni volta fa capire cose nuove.

Era il turno di una coppia molto piacevole, lei più fredda, lui più emotivamente coinvolgente, ma entrambi davvero in gamba: il loro racconto parlava di Bob, bimbo di 5 anni in affido da loro da un anno.

Una delle cose che mi ha colpito è il loro racconto del fatto che il bimbo ci tiene molto che gli estranei non chiamino loro mamma e papà.

L’impressione che ho avuto è che loro fossero così convinti, e razionali, nel ricordarsi di non essere i genitori, da non permettere in realtà al bimbo di lasciarsi andare.

Fanno bene, però, perchè il bimbo in teoria è da loro per un affido breve (anche se è già passato un anno) e poi dovrebbe andare in adozione da una famiglia che non sono loro.

Al ritorno sono andata a riprendere Paoling dopo un “pigiama party” da mia mamma.

Arrivo e lei mi saluta felice dalla finestra: stare con mia mamma le piace, sono tutte e due tranquille e hanno trovato un equilibrio insieme.

Mi fanno vedere un piccolo registratore di quelli ancora con la cassetta, e dopo un po’ di rumori sento la sua voce (e già mi commuovo all’istante, segno che sono proprio partita..) che dice:

“Mi chiamo Paoling e vivo con una famiglia. La mia mamma si chiama Treorme, il mio papà Principe, la mia nonna….” e via con bisnonni, anche ormai defunti.

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