Ieri siamo andati insieme a Paoling a vedere il nuovo luogo neutro. L’assistente sociale nuova come sempre molto carina e attenta, le educatrici molto dolci e simpatiche, il luogo bello e arioso e pieno di giochi e poi.. poi Paoling che fa la piccola di 3 anni e salta e si nasconde, e svia le domande e si rifugia tra le mie braccia.

Usciamo che lei è contenta, io non ero molto convinta di questa idea di farle vedere il luogo neutro ma i servizi sono quelli che decidono ed era giusto lasciarli impostare questo nuovo rapporto come credono. Sono persone in gamba, questo mi pare proprio.

Però Paoling ha macinato, e pensato.

E stasera mentre io lavavo i piatti e il Principe era in bagno ha tirato fuori le sue paure.

Ovviamente il modo è il solito, provocatorio, i giri di parole, il nominare la mamma e dire che vuole andare a vivere con lei, per sentirsi dire che non è possibile e rassicurarsi di nuovo.

Oggi il nostro discorso ha preso una piega diversa, non saprei dire bene cosa, e come, ma si vedeva che aveva voglia di dire.

Mi ha detto che non sa come fare con questa mamma, che lo sa che la mamma non può vivere con noi (che avesse questo pensiero non lo sapevo, non era mai uscito ancora), che vuole stare con me perchè da quando mi ha vista la prima volta ha pensato che ero gentile e mi voleva già quasi bene (fantastico ed importante il quasi, Paoling sta imparando a distinguere i sentimenti veri dalle simpatie).

Poi si è fermata, ha iniziato a piangere a dirotto.

L’ho presa in braccio e abbracciata forte, mi ha detto “cerco sempre di non pensare a mia sorella, e adesso ci ho pensato. Non piango perchè voglio vederla sempre, ma perchè penso che la picchiavano e che si sentiva male ad andare a scuola e non andava. Non voglio tornare lì, non voglio vivere una vita così brutta come lei”.

Mi sono sentita male, la voce di Paoling era forte, era un grido di aiuto, era un urlo liberatorio.

Treorme: “Paoling amore mio la vita brutta è finita nel momento in cui la Biondina e la Magrina hanno capito che avevate bisogno di aiuto e hanno deciso di portarvi in comunità. E’ finita per te ma anche per lei, tua sorella la vedi sempre, hai visto che ora è contenta, va a scuola e ha il fidanzatino.”

Paoling: “Si.”

Treorme: “A te non succederà, Paoling, ci sono io, ti proteggo io, nessuno ti picchierà non preoccuparti. Ti fidi di me?”

Paoling mi guarda con i suoi occhioni e le guance bagnate, mentre con la mano le tolgo i capelli dalla fronte e scopro il suo musetto così piccolo, lei sorride e dice “Si che mi fido, tu non vuoi mai dire le bugie”.

Treorme: “E io mi fido delle altre persone che stanno aiutando te e la mamma, e mi fido del giudice. In fondo sono loro che hanno deciso che tu venissi qui”

Paoling mi interrompe: “e questa è la cosa più bella del mondo”.

Treorme: “Giah, è vero. E allora vedrai che alla fine tutto andrà bene, ti proteggo io, e il Principe”.

E il Principe arriva, e ci abbracciamo tutti e tre cantando “Non ci passa più”, la canzoncina dell’amore della famiglia che una volta che nasce non finirà mai. Lei ride, cinguetta, è di nuovo leggera, si fida davvero, e questa è una cosa che ci riempie di gioia e di gratitudine per questa piccola fanciulla così piena di amore e intelligenza da andare oltre l’età e le cose vissute.

Segue una mezz’ora di canti in bagno, dedicati ovviamente al suo innamorato.

Arrivata nel suo letto Paoling vuole leggere: ad alta voce legge perfettamente un intero libretto della sua mucca preferita, un po’ inventando e un po’ ricordandosi le parole, ed un po’ leggendo davvero. Le faccio i complimenti, è stata davvero brava. Lei lo sa che i complimenti sono veri, e sorride soddisfatta.

Un bacio, un abbraccio, un “non voglio lasciarti mai” che mi dice sempre più spesso, e io mi avvio per le scale.

“Treorme, senti una cosa. Lo so che tu non vuoi mai dire le bugie, ma se viene qui Popeye a cercarmi tu puoi dirgli che non ci sono? E telefoni subito alla polizia e dici: Pronto io sono una mamma di una bambina, che non sono proprio la mamma dall’inizio ma la mamma provvisoria (e qui lei ride) e qui c’è uno vecchio con un bastone di giunco che la vuole prendere ma non è ancora finito il tempo che deve stare qui e non si sa nemmeno se finisce e allora prendetelo e mandatelo via”.

Io sorrido. “Va bene Paoling, in quel caso farò come suggerisci tu.”

Paoling si mette giù e cinguetta: “Si ma solo con lui, non farci l’abitudine alle bugie, monella!”.

 

Annunci