Lunedì mattina ho deciso di chiamare e di chiedere aiuto.

Ho sentito la Magrina. Le ho spiegato le difficoltà.

Mi ha detto che è tutto normale.

Ho sentito l’educatrice di luogo neutro e, sfruttando una sua domanda, ho provato a spiegarle il lato nostro di questi incontri.

Mi ha detto che non aveva capito.

Poi, rispondendo ad una mia mail di SOS, mi ha chiamato la Cavallona.

E queste sono state parole, come sempre, capaci di risollevarmi e farmi pensare che qualcosa possiamo fare.

Consigli, pratici, veloci, ponderati.

E hanno funzionato.

La sera tornata a casa ho provato a fare come diceva lei.

Ignorare le provocazioni, non darle troppa corda nel farla parlare di questo disagio natalizio perchè stava diventando un delirio in cui teneva stretta anche me, rilanciare con ironia e sdrammatizzazione, ed arrivare perfino a fare come fa lei, per mostrarle l’assurdità di questo comportamento in famiglia.

Ho fatto così.

Paoling ha reagito bene.

E’ vero che già mia mamma aveva fatto in giornata un bel lavoro con lei e lei sembrava già più serena, ma un conto è stare con la nonna che ti segue minuto per minuto e un conto è stare a casa con noi. La nonna è parte della famiglia ma non è noi, non è i genitori.

Paoling è andata a dormire serena.

E anche io.

Annunci