Sono stata incasinata, e tanto tanto ci sarebbe da scrivere di questo suo sesto compleanno, il primo festeggiato davvero.

Bisognerebbe parlare dell’incontro con la mamma e dell’ansia, e dell’allegria e del pianto, e degli occhi ancora volti in basso.

Bisognerebbe raccontare della sorpresa la mattina appena sveglia, quando ha trovato una piccola tenda rossa e dentro tanti regalini, tra cui la maglietta con i cuori che avevano i nostri amici al nostro matrimonio e che lei voleva tanto, per poter dire che c’era anche lei.

Ci sarebbe da parlare delle candeline e della torta, o della settimana di apprensione e tensione per la festa del sabato pomeriggio con tutti i suoi compagni.

Andrebbero spiegati tutti i preparativi e la fatica, in mezzo a tutto il lavoro e in mezzo alle sue intemperanze, per cucinare e inventare giochi.

Per me il suo compleanno è l’immagine di lei, bellissima, elegante nel suo vestito nuovo, ben più grande del ranocchietto arrivato da noi ad agosto, che entra saltellando nella sala della festa e sgrana quegli occhi neri in un modo che mi ha lasciata senza fiato.

PAM. La gioia, la sorpresa.

Serena, felice.

Per un pomeriggio.

Ma accidenti, felice, allegra, al suo posto.

Quel pomeriggio Paoling aveva davvero, solo, 6 anni.

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