Tra qualche giorno sarà il compleanno di Paoling.

Sin dal primo giorno con noi ha segnato quella data sul calendario con un cerchio a penna e accanto il suo nome.

Avevamo deciso insieme di fare la festa il giorno stesso del compleanno, dopo la scuola, in modo da farle vivere un giorno speciale dalla mattina alla sera.

Insieme avevamo scritto gli inviti, lei il suo nome e io il testo, e lei aveva colorato mille coccinelle da incollarci sopra.

La sua mamma però ha chiesto di vederla il nel giorno del suo compleanno, e questo è giusto, e normale. E’ ovvio che per questa signora il significato simbolico del compleanno della bimba sia enorme.

La Biondina qualche giorno fa ci ha parlato della cosa, ma quando ha saputo che era già tutto organizzato ha deciso di soprassedere. Io però ho pensato che i miei inviti e i miei programmi fossero proprio l’ultima cosa di cui tenere conto.

Avrei voluto parlare con la Magrina, però, del significato per Paoling di quella giornata. In questo periodo Paoling è impegnata in una grande lotta con sè stessa per integrarsi con le amiche.

L’ho vista nelle sere di festa qui al paese passare dall’euforia alle lacrime, offendersi e mettersi in un angolo e poi tornare con le amiche, l’ho ascoltata piangere all’uscita dalla scuola perchè “non la facevano amica” e l’ho aiutata a capire che se vuole comandare lei su tutte è destinata ad avere problemi, l’ho consigliata di andare a scuola tranquilla e di sorridere, e l’ho sentita gridare scendendo le scale della scuola il giorno dopo “avevi ragione tuuuuu” ridendo e saltellando.

Insomma, per la prima volta le ho visto fare qualcosa che fosse in accordo alla sua età. Non i discorsi da grande, le pose da ragazza, le domande strane, non i giochini da piccola, il nascondersi per farsi trovare, la richiesta di compagnia continua.

Immaginavo che per lei l’idea del compleanno con le amiche fosse la cosa importante in questo momento. Secondo me, secondo il mio parere, nè la sua mamma nè io (e il Principe) eravamo al centro delle sue attese per questo evento.

La Magrina non si trovaa. Ho lasciato messaggi, ma non l’ho trovata. Ho detto alla Biondina di decidere lei. Ho espresso la mia contrarietà al fatto che essendo un giorno di orario di scuola intero lei avrebbe dovuto saltare almeno mezza giornata di lezioni, proprio nel giorno in cui più degli altri voleva essere a scuola. Ho fatto presente che  comunque noi siamo parte di un lavoro, di un servizio, e che non spettava a me porre ostacoli (altrimenti non avrei ritirato fuori io la questione).

Lei ha deciso di fare questo incontro. Capisco il suo punto di vista, anche se non ho apprezzato il suo tentativo di convincermi, come se anche io fossi, pari alla mamma di Paoling, una portatrice di interesse nella questione diverso da quello della bimba. Non mi è piaciuto sentirmi dire che lei aveva il compito di mediare. Mediare tra chi? Tra la bimba e la mamma forse, ma non tra me e la mamma, perchè io sto facendo molta attenzione a non mettere davanti idee o esigenze mie.

Faremo l’incontro la mattina, e poi riporterò Paoling a scuola in tempo per la pausa mensa, dove potrà stare con tutti gli amici, in tutto 45, della piccola scuola.

La festa la spostiamo, visto che ogni volta la visita della mamma è un terno al lotto e lei ne esce turbata e strana, e non voglio rischiare di trasformare questo evento così atteso in un disastro.

L’ho detto a Paoling:

Treorme: Paoling, ho delle belle notizie per te. Prima di tutto, potrai vedere la tua mamma la mattina del tuo compleanno e festeggiare con lei.

Paoling immediatamente inizia a piangere. Lacrime, non smorfie. Lacrime, calde, che cadono velocissime, niente a che vedere col pianto finto da capriccio che ci riserva di solito.

La prendo in braccio, rimango tranquilla, le dico: Paoling, ma perchè piangi? E’ una cosa bellissima, vedrai che sarà bello!

Paoling, piangendo: Non voglio andare dalla mamma quel giorno, io dalla mamma ci vado il venerdì, quel giorno voglio andare a scuola e festeggiare con i miei amici.

Treorme (pensando, ma cazzo!) : Ma Paoling io ti porto poi a scuola, dopo l’incontro, e starai con gli amici. E la festa di compleanno la facciamo poi al sabato così invece di durare 2 ore ne dura 3 e mezza!

P: Ma perchè non la possiamo fare quel giorno?

T: perchè quel giorno avrai già mille altri festeggiamenti.

P: (gelandomi) perchè quando torno dalla mamma poi mi sento strana e non voglio essere felice?

T: Ma vah, tu sarai felice quando uscirai dall’incontro, e sarai pronta per mille sorprese. Ehi, guarda che sei capitata dalla migliore organizzatrice di feste del globo teracqueo.

P: Ma cosa è il globo?

T: Il mondo.

P: accenna un sorriso. E che sorprese mi fai?

T: Guarda, proprio perchè sei tu te ne dico 2, ma ce ne sono tante tante altre!

P: Raccontami bene tutte le feste del compleanno, ma non quella della mamma tanto la so già non dirla più.

 

Gli occhi sono tornati luminosi.

Ma la mattina dopo, mentre faceva i soliti capricci e non otteneva soddisfazione, mi ha urlato contro:

Tu non mi vuoi bene, vado in un’altra casa, tanto tu non mi vuoi, mi mandi dalla mamma per il compleanno perchè tu non vuoi festeggiare con me.

Annunci