Stanotte Paoling non ha dormito bene. Diciamo che non ha dormito neanche molto.
Mi chiamava, andavo da lei, mi raccontava sempre lo stesso brutto sogno.

Un serpente, grandissimo, che ci attaccava tutti e tre.
E poi risparmiava lei ma uccideva me e il Principe, e lei aveva paura.

“Lo sapevo che non voleva uccidere anche me ma senza di voi avevo tanta paura”.

Oggi pomeriggio abbiamo l’incontro in luogo neutro con la mamma. Cambiato luogo di incontro con gli educatori, cambiate le modalità, aumentate le precauzioni.

Ma un bel po’ di tensione resta.

Mi accorgo sempre di più che questo è il punto, quella che prima dell’affido mi sembrava la difficoltà più grande, cioè il rapporto con la famiglia del bambino, ora si conferma esserlo. E tanto.

Non posso scrivere quello che è successo due settimane fa, ma anche senza quell’episodio rimane difficile questo rapporto da dietro un muro, quest’ansia, questa voglia che abbiamo di aiutare davvero, di mantenere i rapporti di Paoling con la mamma, di accompagnarla in questo percorso senza farle dimenticare la sua famiglia, si scontrano con una realtà di difficoltà e dolore che ti fa pensare a quanto questa bimbetta debba faticare a tenere tutto insieme.

“Oggi è una bella giornata, Paoling, adesso andiamo a scuola e poi ti accompagno a trovare la mamma”.

La bimba mi guarda, mi fa un sorriso forzato, finto.
Ancora una volta ho la sensazione che voglia continuare insieme a me questa commedia per cui le visite alla mamma sono momenti belli, è così che io glie li presento sempre.
Ma forse mi sbaglio, forse nel profondo lo sono, anche se poi durante gli incontri, mi raccontava l’educatrice, sembra un’altra bimba, rimane a giocare senza tutte quelle manifestazioni d’affetto che con noi sono normali e frequentissime.

“E poi stasera, dopo danza, andiamo a cena fuori con le tue amiche”.

Ecco che il sorriso si apre, “Evviva!!!!”.

Evviva, Paoling.

Annunci