Dico sempre a Paoling che le parole che descrivono l’affetto e i sentimenti non vanno buttate al vento ma usate con parsimonia come dei tesori.

Lei ha la tendenza dei bimbi a dire ti voglio bene un po’ a casaccio, e poi a me dice ti adoro così sembra di più del semplice ti voglio bene.

Tante volte questa cosa è condita della sottile, o meno sottile, tendenza manipolatoria di cui lei è campionessa mondiale, e queste manifestazioni di attaccamento nascondono la voglia di ottenere qualcosa.

Altre volte è così evidente invece che lei vuole solo essere rassicurata, e ti sta accanto e ti dice “non voglio lasciarti mai”, e si capisce che c’è qualcosa di più profondo dietro questa apparente ansia ingenua, c’è il vero rischio che lei sente di andare via di qui.

Poi, ogni tanto, ci sono i momenti diversi, quelli in cui con parole più parsimoniose e meno esteriormente poetiche questa piccola meraviglia con gli occhi neri tira fuori un po’ del suo tesoro interiore.

Eravamo in macchina, appena salite e appena messe le cinture, avevamo fatto pochi metri sulla strada di casa di mia mamma. Lei aveva passato lì il “riposino”, dopo il pranzo fatto tutti insieme, come a volte fa nei giorni festivi.

Ero andata a riprenderla per andare insieme dalla parrucchiera, un’occasione tra donne che a lei piace molto, e l’avevo trovata impegnatissima a costruire una carrozza con le sedie e le coperte insieme a mia mamma e ad una sua amica, con il solito entusiasmo che sa mettere lei nelle cose da inventare.

Avevamo fatto, dicevo, pochi metri, quando lei mi dice, quasi sottovoce:

“Sai, prima mentre facevo quelle cose divertenti io pensavo. Pensavo a te, pensavo quando arriva Treorme, perchè io… io ti voglio bene davvero”.

Ho fermato la macchina, sono scesa, ho fatto il giro dalla parte in cui è seduta lei, ho tirato in avanti il sedile per raggiungerla e l’ho abbracciata strettissima.

Quando abbiamo sciolto il lunghissimo abbraccio ci siamo guardate ed avevamo gli stessi occhi, pieni di lacrime di gioia. Non l’avevo mai vista così, non ero mai stata così neanche io con lei.
Le ho sorriso e ho aggiunto, anche se sapevo che non era necessario: “ecco qua, lo vedi che le lacrime escono anche per le cose belle?”. Lei mi ha fatto un enorme sorriso, si è asciugata gli occhi e ha detto: “cantiamo insieme?”.

Ma si, Paoling, cantiamo insieme questo momento da ricordare.

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