Dopo venerdì sera, in cui la fanciulla mi ha accalappiata con un “voglio la mamma” che, a rifletterci a mente fredda il giorno dopo (pianto forzato e senza lacrime, piatto a cena lasciato da finire, consolazione facile e veloce) e dopo colloquio con la Magrina si è rivelato un escamotage per farsi dare ascolto nei capricci che in altri modi non attaccano, stasera abbiamo fatto un passo avanti.

Cena, lavaggio denti-bidet-piedi, pigiama, un po’ di Mulan, poi pipì, bicchiere d’acqua, storia della buonanotte, baci a volontà, settaggio del calendario del Piccolo Principe alla data di domani, spruzzo balsamico all’eucalipto nella stanza ed esco.

Inizia la ricerca di pretesti per non dormire: prova con un “ho paura della storia che mi hai letto”, ma era un topino che faceva i capricci alle giostre ed è stato subito sventato come tentativo.

Poi dice di avere freddo, poi di non avere sonno.

Poi mentre le dico “Basta. Dormi”, mi guarda, come colpita da un lampo di genio: “Voglio la mamma”.
Le dico che non è il momento ora di parlare di questo, e che è ora di dormire.

Lei si aspetta che io la prenda in braccio e la porti sul mio letto dove facciamo di solito i discorsi “difficili”. E continua.

“Voglio la mamma. Voglio la mamma. Ma io voglio la mamma.”

” Paoling adesso non è il momento di volere la mamma, è il momento di dormire.”

“Voglio la mamma”

“Se vuoi la mamma pensala, chiudi gli occhi e sognala.”

“Ma io non voglio sognarla, voglio la mamma”

“Paoling, io lo sai che ti ascolto sempre, ma lo faccio quando ne hai bisogno, questo è un capriccio e quindi adesso io vado di là e tu dormi. Dormi così domani ti svegli da sola all’ora giusta e possiamo vedere un cartone di Pingu in più”.

Convinta e sorridente si mette subito a dormire. Due minuti dopo l’ho controllata: il respiro calmo, la testina nera di capelli incasinati sul cuscino.

Anche questo è un passo avanti. Io ho meno paura dell’argomento mamma, meno paura di lasciare cadere sue istanze di dialogo, meno agitazione di fronte a questi “voglio la mamma” che vogliono dire tutt’altro.

Ecco, stiamo facendo esperienza. Son soddisfazioni.

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