Ci sono giorni come oggi in cui avresti bisogno di stare un paio d’ore nell’ufficio della Cavallona a spiegare, o semplicemente di spegnere il cervello per un po’.

Ci sono giorni in cui sembra davvero difficile reggere questo rapporto strano in cui oltre a te e la bimba c’è il fantasma di questa mamma.

Giorni in cui dal luogo neutro ti arrivano richieste come un report quindicinale scritto dell’andamento della scuola (come se dopo 20 giorni di prima elementare ci fosse molto da dire) e una lista di cose che assolutamente devi controllare che siano arrivate a casa dalla comunità (sia mai che qualche bimbo usi le sorpresine kinder di Paoling), e ti viene da pensare se questa mamma crede di avere la figlia in collegio in Svizzera.

Giorni in cui al rientro dal luogo neutro la bimba ti sta incollata e non vuole togliersi da te, in cui ti chiede di stare con lei e di far cucinare il marito (che si produce in un risotto stracolloso).

Ci sono giorni in cui il capriccio per non mangiare il suddetto risotto colloso si trasforma in un “voglio la mia mamma” ripetuto e portato al pianto, un po’ sforzato, in una serie di abbracci e sguardi e domande che sono così difficili da interpretare nella loro duplicità che ti chiedi “ma chi sono io per avere a che fare con questo”.

Ci sono momenti in cui ripetere sempre le stesse cose, e rassicurazioni, e domande, diventa difficile e pesante.

E poi c’è lei che ad un certo punto, abbracciata stretta ti dice: aiutala tu la mia mamma. Tu che aiuti sempre e capisci e fai passare le arrabbiature, parlaci tu con mia mamma e ce la farà.

E allora vorresti piangere un bel po’, perchè questi occhi che ti guardano con una fiducia smisurata, che ti gridano che sei l’unica alleata che possono immaginare in questa situazione, questi occhi a volte sono davvero troppo.

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