Lunedì siamo partiti con la scuola.

L’entusiasmo delle settimane passate ha lasciato il posto a timore e tensione, come per tutti i bimbi, ed abbiamo passato alcuni giorni davvero difficili.

Io, con il Principe tornato al lavoro, ho dovuto gestire la cosa con tonsillite acuta talmente pesante da doverla poi curare di corsa con il cortisone perchè quasi non respiravo più, e questo ha molto compromesso la mia capacità di ascolto e la mia pazienza. Così non sono stata in grado di calmarla, di contenerla come si deve e l’ho sgridata molto(i suoi comportamenti erano davvero pesanti dopo tutto il giorno).

Abbiamo passato una notte triste, lei col muso e io molto in colpa e febbricitante, ma grazie alle cure il giorno dopo ero in forma e sono andata a svegliarla con un sorriso, a cui lei ha risposto con un bacio, e mentre facevamo colazione abbiamo riparlato del giorno prima: lei aveva scaricato su di me le sue tensioni, io ero malata e non avevo saputo “reggere”. Le ho chiesto scusa per la poca pazienza, e vedo che lei apprezza sempre quando con franchezza si ammette un errore, è come se desse un senso ai rimproveri, perchè le regole valgono per tutti, anche se variano per i grandi le regole pratiche non cambiano quelle generali di gentilezza e ascolto.

Ieri abbiamo volato sulle nuvole: coccole, risate, baci, abbracci, taglio di capelli, scarpe nuove e bagno caldo con le bollicine rosa per una giornata felice e spensierata.

Oggi all’uscita era strana, e ho capito che c’era qualcosa. Questi bimbi, tesi e stanchi all’uscita, sono un po’ tutti uguali, ma lo spazio di malinconia che si apre per tutti per Paoling viene subito colmato dai pensieri del passato.

Oggi era la sorella.

La sorella, spesso sua unica compagnia di serate a guardare film da grandi, di giochi pericolosi e inappropriati, è un pezzo di famiglia che le manca molto. Ne parla tanto con noi, ed ancora non si è organizzato di farle incontrare (a causa di alcuni avvenimenti) e questo a lei pesa.

Oggi davanti al piatto di carote un capriccio forzato è diventato “voglio la sorellina” e vero pianto.

Siamo andate in salotto, ho ascoltato e consolato il pianto, che è durato tanto e che però lei stava volutamente portando avanti. Poi ha iniziato a dire “Mamma, mamma, mammina”, e come ogni volta lo fa guardandomi negli occhi e poi stringendomi forte. Le chiedo sempre se le manca la mamma, lei dice si, ma quando le dico che dalla mamma prima o poi potrà tornare piange ancora di più, e solo con fatica torniamo sul fatto che però questo accadrà almeno tra 2 anni, e che fino ad ora potrà stare con noi. Oggi, nel nostro modo a domande e risposte del quale lei sembra avere sempre sete e bisogno, le ho anche chiesto se stava bene quando stava con la mamma, e lei ha risposto di no. Ed è questo che brucia, alla mia piccina.

Piccolina, divisa tra tutti questi suoi pezzi, impaurita dai suoi stessi desideri, ed alle prese con un rito di passaggio tanto banale quanto spaventoso come l’inizio della scuola.

Oggi però ero lì con lei, l’ho consolata e poi le ho fatto finire le carote. E lei ha ricominciato a cinguettare allegra.

Nel pomeriggio un’amichetta l’aveva invitata a giocare, ed ora è fuori con il Principe ad allenarsi in bici senza rotelle.

Questa è la sua vita ora, ed ora almeno un po’ va goduta così.

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