Il secondo incontro è stato ancora più forte del primo.

E’ entrata sorridente reggendo a fatica il cartone del puzzle che dovevamo finire insieme, con i codini che ballonzolavano e gli occhi luminosi ed allegri. Appena l’ho vista mi sono messa giù alla sua altezza, e le ho allargato le braccia: lei è venuta verso di me, si è fatta abbracciare e mi ha dato la guancia per un bacio. Poi verso il Principe ha fatto: “a te no”, ma sorridendo, come un po’ imbarazzata e non per rifiutarlo. In fondo è il primo essere con la barba che le capita così vicino.

Prima di cominciare con il puzzle le ho dato la fascia per i capelli e il braccialetto che le ho fatto stamattina, dicendole (ed è vero) che il Principe mi aveva aiutata cercando i bottoncini di Hello Kitty che ci ho cucito sopra. Lei ha indossato il braccialetto subito, ma aveva i codini e la fascia l’ha tenuta solo in mano per un po’.

Nocciola ha portato i suoi colori e lo zainetto, ed un disegno che lei ha fatto per noi, con scritti i nostri nomi ed un grande cuore. Era un disegno diverso dai suoi soliti, sempre pieni di particolari, ma era significativo il fatto che avesse pensato a noi.

Poco dopo che Nocciola se n’era andata, lasciandoci soli, Paoling si è alzata ed ha cominciato ad andare sui tricicli che c’erano nella stanza, saltando da uno all’altro, poi è salita sullo scivolo di plastica troppo piccolo per lei, ha cominciato a lanciare il pallone su cui ci si siede per saltare, prendeva cose, le lasciava cadere. Era come uno spettacolo in cui mettersi in mostra. E’ poi salita su una casetta per farci vedere le sue acrobazie.

Ad un certo punto ha detto che lei in alto così era immune dagli squali che infestavano il pavimento, e ci ha detto di andare sulla barca, che era un tappeto, per salvarci. Da qui il gioco degli squali ha preso una piega sempre più agitata, questi squali, diventati le sue ciabattine rosa che si era tolta, all’inizio mordevano, poi erano diventati ai suoi ordini ed era lei che li faceva mordere.

Abbiamo provato a parlare con questi squaletti, prendendoli in braccio, ma lei continuava ad ordinare loro di morderci, sempre ridendo, ma comunque determinata. Gli squali mordevano noi, ed era lei a dire loro di farlo.

Ad un certo punto ogni giocattolo era alle sue dipendenze per questo compito contro di noi, e quando lei ci ha punto con il pesce palla le ho chiesto l’antidoto, suggerendo che fosse un papero giallo abbandonato più un là. Lei è corsa a prenderlo e ci ha dato l’antidoto.

Poi ci ha fatti sedere su un materasso lì vicino, e ha detto ad entrambi di dormire. Ha detto che ci faceva stare in ospedale per 4 mesi, e ci trasformava in scheletri. Allora, con tono calmo, le ho detto che ci dispiaceva moltissimo, perchè lei era così simpatica e non capivamo perchè voleva tenerci in ospedale. Forse avevamo fatto qualcosa che non le era piaciuto? Lei ha detto no e ha aggiunto che eravamo in prigione, e dovevamo stare lì. Ha cominciato a spostare giocattoli e tricicli intorno al materassino dove eravamo, costruendoci una prigione tutta intorno.

Ho ripetuto che ci dispiaceva che lei ci avesse messo in prigione, perchè avremmo voluto giocare con lei, ma che saremmo rimasti chiusi lì se era quello che voleva, perchè solo lei poteva farci uscire.

Lei mi ha guardato, ha detto “chiudete gli occhi”, e con gli occhi chiusi abbiamo sentito il rumore di lei che di fretta spostava di nuovo tutto, poi si è nascosta e ci ha detto di riaprirli. Li abbiamo aperti, e ci siamo detti ad alta voce che eravamo felici che lei ci avesse liberati, e che l’avremmo ringraziata appena l’avessimo rivista.

Lei allora è saltata fuori tutta felice, le abbiamo detto grazie e le abbiamo detto “allora possiamo andare a giocare di nuovo?” e lei ha annuito tutta radiosa.

Ho tirato fuori gli adesivi che le avevo comprato ed insieme abbiamo letto che c’era scritto “+ di 1000 adesivi per i piccoli”, in tante lingue. Lei ha incollato un po’ di adesivi su un suo disegno, ed un po’ sul nostro. Ha messo un soldato per Ale, ed una donna indiana per me, e quando le abbiamo chiesto di mettersi anche lei però ha detto di no.

Tra gli adesivi c’era Zorro, che lei evidentemente non conosceva, ha commentato “sembra un ladro”, allora le abbiamo raccontato che Zorro è anche un ladro, ma che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Lei ci ha osservati, ci ha chiesto se è buono anche se ruba, abbiamo provato a spiegarle che i ricchi a cui lui ruba spesso lo sono perchè hanno rubato, e che i poveri che Zorro aiuta hanno davvero bisogno di lui. Allora ci ha detto “ah, si, Zorro, lo conosco” e ha ripetuto quello che le avevo appena raccontato io.

Si è avvicinata, ha cominciato a pettinare sia il Principe che me, poi si è tolta i codini e mi ha chiesto di metterle la fascia che le avevo fatto. Ci ha chiesto di fare il puzzle, e che lei avrebbe fatto dei giri sul triciclo ma che se avessimo avuto bisogno di lei dovevamo solo chiamarla, e lei sarebbe venuta ad aiutarci. Cosa che è successa.

Mentre andava su e giù le ho chiesto se era capace di andare sulla bici grande, ha detto di no, così le ho chiesto se le sarebbe piaciuto imparare, lei ha fatto “si”, e le ho raccontato che a casa avevamo una bici. Lei ha voluto sapere di che colore, e le ho detto che era di vari colori ma avremmo potuto dipingerla.

Allora lei dice: va bene, allora la prossima volta che venite qui portate i colori, la bici e un grande giornale per non sporcare. Le dico: ma perchè invece non vieni tu a casa nostra a dipingerla? Lei convinta fa si con la testa.

Allora le parlo dei nostri cani, e lei sembra rapita, e dice di volerli vedere.

Le spiego che la Magrina ha detto che la settimana prossima se vuole può venire a casa nostra. Lei annuisce. Chiede con chi verrà. Le diciamo che verrà con noi. Pare che la cosa la convinca.

Allora chiede quando ci vediamo e noi diciamo domenica, lei dice che domenica non va bene perchè è l’ultimo giorno della settimana ed è lontano. Rispondiamo che oggi è già venerdì, e manca solo il sabato. “Al sabato viene la mia mamma. Lo sapete come si chiama? ” Ci dice il nome “ma io la chiamo Mami”, noi sorridiamo e le diciamo che tutte le mamme vanno chiamate mamma, anche se hanno un nome, e che è una cosa giusta e normale. Lei ci osserva, e sorride. Ha capito che può parlare della mamma con noi. Ha capito che noi non vogliamo allontanarla da lei.”Lo sappiamo che il sabato viene la mamma, noi verremo il giorno dopo”.

Rientra poi Nocciola, è ora di andare. Paoling la accoglie con un entusiasta “Lo sai che la Magrina ha detto che domenica vado a casa loro?”, noi spieghiamo che domenica verremo noi, e poi in settimana lei. Lei dice a Nocciola che noi abbiamo dei cani bellissimi e li descrive come se li avesse visti.

“Loro mi hanno raccontato di Zorro, lo sapevi che ruba ai ricchi per dare ai poveri?”

Nocciola annuisce, “certo, per dare loro i soldi per comprarsi da mangiare”

Lo sguardo della piccola torna su di noi. Sta dicendo che allora si può fidare.

Scendiamo la scala, corre a posare lo zainetto in camera sua e poi torna a salutarci. Apro le braccia e lei si avvicina subito. Poi al Principe di nuovo ” a te no”, ma quando lui si accovaccia e si protende lei entra nell’abbraccio in retromarcia, sorride e gli da un bacio, poi corre da me a darmi un altro bacio.

Quante cose oggi, sembrava di leggere un libro sull’affido, uno dei mille racconti di come vieni messo alla prova, studiato, di come i gesti sono sempre simbolici e di come abbiamo un grande valore. Solo che dal vivo è tutto diverso, è tutto vivo, è tutto incredibile.

Un’ultima immagine, prima di andare a domire: mentre parlavo con Nocciola rientrata nella stanza a fine colloquio, Paoling giocava con il Principe a prendersi, ad un certo punto corre verso di me, mi tocca un braccio e dice a lui: qui non puoi prendermi, lei è casa.

Che bello essere casa per Paoling.

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