Ho davvero un momento down.

Non che sia successo qualcosa di strano, non che questa settimana dovesse accadere tutto, ma sapere che stiamo genericamente “aspettando una risposta del tribunale” mi manda fuori.

Fino a lunedì stavamo aspettando dei tempi certi e delle cose certe. Le ferie dell’assistente sociale, il soggiorno al mare in comunità della bambina, i colloqui della psicologa con la mamma per spiegarle l’avvenuto abbinamento con una famiglia. E’ passato quasi un mese dal pomeriggio in cui ci erano state spiegate queste cose, un mese che noi abbiamo atteso con pazienza proprio perchè ci era chiaro il motivo dell’attesa.

Oggi invece torniamo, di nuovo, nell’indeterminatezza.

Il tribunale non ha risposto, dal 22 di giugno, e quindi nessuno ha parlato con la mamma, nessuno parla con la bimba, e questa estate si consuma, mentre avrebbe potuto essere un momento di conoscenza e di ambientamento, prima di iniziare la scuola a settembre.

Ma poi, onestamente, non è solo per lei e per il suo bene che ho questo attimo di frustrazione e di insofferenza. E’ anche per noi, perchè bisogna essere forti e positivi per riuscire a dare, e questi ultimi mesi ci hanno sfiancato.

Le bimbe, l’empatia per il loro dolore, la speranza di poterci occupare di loro, pur con tutti i dubbi e le preoccupazioni, l’abbinamento con Paoling che però abbiamo dovuto congelare in attesa di capire cosa sarebbe successo di là, i mesi di attesa, le manipolazioni del nostro servizio, la scelta di cambiare progetto alle bambine, il fatto che però loro sono ancora lì in comunità e ogni volta che le vediamo è uno strazio, per noi e per loro, il fatto che tra poco non potremo, giustamente, più vederle, ma loro saranno ancora lì, l’attesa di Paolig, le parole, i pensieri, le aspettative, i tempi sempre più lunghi e…

e ora questo nuovo limbo.

Dalla nostra parte solo noi, gli amici, e la Cavallona, che però non voglio disturbare sempre, specialmente nei giorni come questo dove di entusiasmo ne ho proprio poco…

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