Signora Crudelia,

è un anno e mezzo che ci conosciamo, anche se ci siamo visti davvero poco in questo periodo. Siamo venuti di fronte a lei timidi ed incerti, con una grande motivazione ed una ancora più grande emozione. Ci siamo seduti nel suo ufficio ed abbiamo ascoltato le sue parole che ripetevano le litanie della teoria degli affidi, quella che avevamo letto nei libri e negli opuscoli. Eravamo entusiasti, all’uscita, all’idea di iniziare il percorso che lei ci ha illustrato: gli incontri con lei, con la psicologa, la visita a domicilio. In quei giorni abbiamo anche ridipinto la stanzetta vuota e l’abbiamo fatta diventare una stanza dei bimbi, era il nostro modo per “iniziare”.

Sapevamo che per l’abbinamento ci sarebbe poi voluto forse molto tempo, ma non immaginavamo che per 6 mesi saremmo stati a casa ad aspettare semplicemente il primo colloquio informativo. Colloquio che poi è stato anche l’unico, se tralasciamo quello a cui lei non è arrivata ed abbiamo parlato quindi con la psicologa.

Quando pensavamo che fosse ora di partire con il percorso (certo le domande di tipo anagrafico sulla nostra famiglia, fratelli e genitori, non erano un percorso conoscitivo, ma l’equivalente della compilazione di un modulo…) lei ci ha sorriso e ci ha detto di avere già capito tutto di noi, che non si era segnata niente e aveva perso la nostra scheda ma comunque che si sarebbe ricordata di noi al momento buono, ma che non c’erano bambini che avevano bisogno di affido nel nostro territorio. Sembrava di essere in uno di quei film per bambini in cui la direttrice dell’orfanotrofio sorride melliflua agli adulti tutta infiocchettata e vestita di rosa (un po’ come lei quel giorno, cara signora Crudelia) e poi bacchetta i bambini subito dopo.

E lei si è arrabbiata con me, signora, quando le ho chiesto se per caso non fosse il caso per noi di offrire aiuto a consorzi più grandi e con più necessità nel frattempo, mi ha urlato di non provarci e che qualsiasi servizio serio ci avrebbe “rispediti da lei”.

Noi l’abbiamo trovato il servizio serio. Siamo andati nella grande città, abbiamo fatto gli incontri di formazione, ed un lungo ed intricato ed appassionante, e doloroso, e rivelatore, e fondamentale percorso di conoscenza con l’asissitente sociale e la psicologa.

Nel frattempo abbiamo iniziato ad andare a fare i volontari in comunità, ed abbiamo conosciuto due bambine, che lei conosce bene signora Crudelia, fanno parte di quei bimbi che non ci sono e che non hanno bisogno di affido, anche se da quasi 2 anni vivevano in comunità.

Quando il percorso è finito le ho telefonato, signora, per chiederle se avesse bisogno di noi o se potevamo andare avanti nella città, e lei mi ha risposto che nessun bambino attualmente in questo consorzio è nemmeno lontanamente compatibile con noi.

Quando eravamo pronti per cominciare di là, il giorno prima che ci venisse dato un abbinamento, mi ha telefonato lei, signora Crudelia, per dirmi di andare a parlare con delle psicologhe per “valutare eventuali abbinamenti con bambini del nostro consorzio e non”.

Ci siamo andati, ed abbiamo scoperto solo al colloquio che si trattava delle due bimbe e che saremmo stati valutati per quello.

Ora è passato più di un mese, e lei sta valutandoci senza conoscerci affatto e senza averci nemmeno detto cosa sta succedendo, e senza averci mai nemmeno nominato le bimbe.

Signora Crudelia, forse per certi mestieri ci vorrebbe più umanità.

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