Abbiamo chiesto in comunità di accompagnare come volontari solo i due ragazzini più grandi. L’abbiamo fatto perchè ogni volta che stiamo con loro per un po’ le bimbe, e specialmente S., la più grande e la più silenziosa, è come se aprisse uno sportello sui suoi pensieri, è come se riannodasse fili ed annaffiasse piccole speranze, che ci fanno venire i brividi perchè noi non possiamo fare o mantenere nessuna promessa, nemmeno di quelle piccole e facili come “ci vediamo domani”, ed ogni volta ci sembra di fare solo male. Continueremo a vederle, salutarle di sfuggita mentre riportiamo in comunità gli altri, ma non vogliamo alimentare queste piccole grandi delusioni.

S. è talmente splendida che non la so descrivere, ed ha così bisogno di essere aiutata, coccolata, osservata come un quadro e risolta come un puzzle. E’ una bambina sveglia e con una grande capacità di osservare il mondo e gli altri, e disegna con uno stile suo molto particolare.

M. è un uragano, è dolcissima, coccolona, sfacciata e divertente. E’ pungente con le sue frasi decise ed è tenerissima con le guanciotte piene e gli occhi un po’ a mandorla quando sorride.

Se concedo alla mia mente di rimanere su di loro inevitabilmente inizio a piangere, perchè sono preoccupata, perchè temo, perchè so, che chi deve decidere del loro futuro ha dei modi e delle idee difficili da capire e da condividere.

Il problema non sarà dire addio ai pensieri di loro che girano per casa e litigano per chi dorme nel letto a castello o alle mille favole della buonanotte che in questi mesi abbiamo immaginato per loro, sarà temere che non siano ascoltate, capite, osservate mentre crescono, questi due piccoli fiorellini fortissimi ma coi petali tanto leggeri.

Il difficile non sarà voltarci con entusiasmo verso la bimba che verrà dal servizio della grande città, accoglierla, pensarla, aiutarla ed immaginarla crescere con amore totale, sarà continuare a saperle senza una famiglia vera.

I dieci giorni sono quasi trascorsi, ma dalle informazioni che abbiamo ci sarà poco da fare.

La storia non è ancora finita, ci sono persone in gamba, motivate ed agguerrite intorno a loro, e noi speriamo che sappiano fare tutto quello che serve, ma la preoccupazione è quello che sentiamo più forte oggi. Quello che noi speriamo, il massimo che oggi possiamo sperare, è che vengano coinvolti altri servizi, o si scelga un affido professionale, se noi siamo troppo inesperti o considerati comunque non adatti.

Continuiamo ad aspettare la telefonata.

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