Ieri ho fatto posto nell’armadio: due ante, alto fino al soffitto. L’ho svuotato di tutto, ho riaggiustato tutto il resto facendo pulizia, buttando via e ripiegando con cura. Ora c’è un’asta appendiabiti bassa, e ripiani fino in alto. E’ nella cabina armadio in corridoio, un passo fuori dalla camera dei bambini. In camera ci sono due cassettiere basse, con i cassetti vuoti.

Stamattina lo guardavo, e quel vuoto mi sembrava così promettente, lo spazio pulito e pronto per accogliere le cose di qualcuno che ancora non sa, che ancora non sappiamo, che arriverà da noi.

Davanti all’armadio mi è sembrato quasi che tutto fosse semplice, che la situazione intricata e confusa per la quale stiamo assurdamente annaspando fosse invece chiara e limpida, che bastasse prendere le cose e trasferirle qui, e iniziare a vivere.

Qualcosa succederà, lunedì si gioca un pezzo importante di questa partita assurda che è come un ostacolo sulla strada delle bimbe, come un pomeriggio passato a spostare pietre pesanti prima di una gara di corsa, una fatica che non serve e non fa bene a nessuno, perchè la sfida vera è il dopo, è la vita, sono i giorni che, forse, verranno.

E questo armadio per me oggi è già mezzo pieno.

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