La conosco da poche ore e la sua immagine è stampata nella mia mente. Ha i capelli corti, tagliati per via dei pidocchi che non se ne andavano via. Ha gli occhi azzurri luminosi e dolci, e non posso pensare a cosa hanno già visto in questi 6 anni di vita. Se sorride sembra un coniglietto, con i denti già grandi e le guanciotte che si dividono ai lati.

Non voglio raccontare gli scampoli che conosco della sua storia, piccola sorella maggiore di altrettanto meravigliosa sorellina, non è per il suo dolore passato che è entrata così nel mio cuore in meno di sei ore, è per quello che ho visto ieri, in mezzo alla pioggia di fine novembre e ai rumori della Comunità protetta dove vive, una bella casa fatta come una casa ma che non è una casa.

Timida e curiosa come un gattino si è avvicinata con un giro largo mentre gli altri, più spavaldi, mettevano in mostra abilità di ogni tipo. L’ho notata subito e subito ho iniziato a coinvolgerla. Si è lasciata avvicinare, ha sfoderato il sorriso quando abbiamo vinto a tris in squadra io e lei, mi ha sussurrato piano a tavola che il pane è fatto di farina e acqua e lievito come fosse un segreto, lei che non riesce, non vuole, farsi strada tra le altre voci della domenica più affollata del solito. Mi ha mostrato come sa scrivere bene parole difficili, dal pugno al giglio. Ha chiesto di poter vedere quello che avevo portato, dei timbri colorati per disegnare tutti insieme, e ha voluto tenere lei il sacchetto fino alla stanza dei disegni. Ha scelto un motivo di angioletti e l’ha colorato pazientemente, per tutto il pomeriggio, sempre tenendomi d’occhio con lo sguardo e sempre riportandomi da lei quando mi allontanavo per seguire gli altri. Io l’ho un po’ protetta dalle prepotenze delle più grandi, anche loro bambine e anche loro colpite da chissà quali traumi, nei confronti delle quali lei non ha altra strategia che tenersi il ruolo dell’imbranata, di quella che piange sempre. Ha avuto mal di pancia quando ha pensato che me ne sarei andata dopo poco, ha sorriso quando ho promesso di tornare.

Quando sono andata via piangeva, in silenzio.

Le sue lacrime silenziose erano pesanti e calde, non avevo mai desiderato tanto poterle togliere a qualcuno, far finire quel piccolo pianto, che significava niente e tutto, che veniva da una piccola paura e ne richiamava tante di più grandi.

Oggi ho pensato a lei tutto il giorno. Spero davvero che possano essere adottate presto, lei e la sorellina, da una famiglia vera. Quel sorriso vivo e magico e quelle lacrime silenziose hanno bisogno di una mamma e di un papà. Per loro si spera possano arrivare, e non avranno difficoltà a farsi amare.

Sabato tornerò a trovarla. Ho promesso che l’avrei fatto presto, e se fosse per me lo farei oggi stesso. Di fronte a una bambina come lei, come loro, non c’è dolore che mi spaventi, non c’è perdita che non meriti un qualunque sforzo.

Nell’attesa di rivederla le dedico questo pensiero, senza dire troppo, come farebbe lei.

Non posso usare qui il suo nome, un nome semplice e dolce che le calza a pennello, ma non riesco nemmeno a dargliene un altro. E’ Azzurra come quegli occhi di cielo frizzante. E’ Briciola perchè è piccola e cerca di confondersi e finge di essere cosa da poco. E’ Luce, Angelica, Gaia. Ma è anche lontana come un mondo immerso nella Nebbia, è Ovatta nelle orecchie per non sentire e non pensare, e non chiedere, e forse nemmeno sperare.

E’ Bimba, come lo sono tutti i bimbi del mondo.

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