Per molti anni ho lottato contro i problemi della mia famiglia. Da quando mi ricordo ho sempre provato a spiegare a mia mamma, specialmente a lei, cose che non erano neanche compito mio. Non è giusto litigare davanti ai figli, non è giusto farli sentire in colpa. Non mi veniva neanche in mente di spiegarle cosa mi faceva paura, perchè tanto lei non capiva, era girata altrove, ai problemi loro.

Per molti anni ho sperato che cambiassero le cose, poi, a partire dal 2005 (lo ricordo, ero in un angolo di Turchia remoto, sola, e dormivo in un sacco a pelo posto a terra sulla rotta migratoria di alcune strane e viscide ranette verdi) ho deciso che le cose dovevano cambiare. Ho scritto loro che avevo finito di occuparmi di loro, e che prima che diventassero genitori anziani di cui prendersi cura di nuovo volevo fare la mia vita.

Due mesi dopo ho conosciuto il Principe.

Ho faticato, ho lavorato per scrollarmi di dosso il passato, quello da piccola e quello da grande, e per cambiare le figure che avevo in testa con questi nuovi genitori, che stanno, perchè io ce li faccio stare, al loro posto.

Il passato è un fardello che mi sono portata dietro per troppo tempo, e dietro di me ho lasciato cadere ad un certo punto.

Sabato mattina nella stanza dell’assistente sociale me lo sono ritrovato davanti. Fermo, in mezzo alla strada, come una mucca placida che non si sposta davanti ad un’auto che deve passare.

Forse mi aspettavo che mi dicesse che le mie erano solo storie, che quello che è capitato a me è poca roba al confronto del positivo che ho avuto dalla mia famiglia. Io pensavo, lei ha sentito le storie difficili, e la mia non è così.

Sarà stato il suo sguardo, o le parole che ha detto, o il modo di salutarmi stringendomi la mano con tutte e due le sue alla fine, ma mi è sembrato che tutto fosse di nuovo davanti a me. Non venite da storie facili, ci ha detto. Mi sono sorpresa a pensare se ve ne siano di famiglie facili che non lasciano ferite.

Ho pianto tanto ieri. All’inizio credevo che fosse per paura che tutto questo pregiudicasse l’affido. E’ stata rabbia perchè ancora una volta le cose loro si mettono davanti alle mie. Poi ho pensato che mi fido di chi ci sta accompagnando in questo percorso, e che mancano ancora molti incontri alla loro decisione, e avranno modo di sapere tutto, di vedere se e come sono riuscita ad andare oltre. Io credo che capire il senso di colpa, la paura, lo smarrimento avvicini a chi ha bisogno di te, e non sia per lui un rischio. Mi sono detta che questo lo capiranno parlando con me. Lo stesso vale per il mio bel Principe, dietro la cui famiglia apparentemente calma e accogliente ci sono cose che hanno lasciato il segno.

Ho pianto ancora, però. Perchè quello sguardo pieno di comprensione non era per me, ma per la bambina che sono stata. E lei ne aveva ancora bisogno. Ancora oggi. E questo mi ha fatto un po’ paura.

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