Ieri sera ho avuto mio fratello a cena, e come a volte accade abbiamo parlato dei miei genitori. Avevamo passato una bella giornata a casa di mia mamma, era la festa del paese e abbiamo pranzato lì, poi abbiamo giocato a Trivial insieme alla mamma e al Principe.

Tutto bene, anche se ogni tanto da parte di lei c’era il solito tono un po’ provocatorio e un po’ infantile, quello di quando mi incolpa di qualcosa mentre io sinceramente sto solo giocando e ridendo. Da questa piccola cosa, innocua perchè facile da disattivare ormai, siamo passati ad un discorso generale sui nostri anni passati.

Di solito qualcuno di noi due fa in modo che si esca presto dall’argomento, ma visto che tra 2 settimane avremo il nuovo incontro e toccherà a me parlare del mio bagaglio familiare (locuzione quanto mai appropriata) mi interessava sentire, ancora una volta, l’opinione e la versione di questo fratello che se ci penso è, con la sua bontà, l’intelligenza e le sue nuove sembianze da adulto, quello che considero la mia famiglia.

Mi ha stupito la mia mancanza di lacrime nel ricordare alcune cose. Certo, due o tre sono scese, ma forse è davvero tutto dietro le spalle. Solo che a raccontarla così, la storia del bambino vissuto in una famiglia povera di mezzi e di spirito che viene mandato a lavorare a 11 anni, viene salvato dalla politica degli anni ’70 e poi sposa la ragazza di famiglia, un po’ insicura e convinta di non essere amata (la sua mamma è fredda anche se accudisce, il papà è sempre via e poi prima vengono i 2 fratelli maschi), dopo che lei lo voleva lasciare e lui ha minacciato di andare a sbattere contro un muro con la macchina, a raccontarla così, pensavo, sembra una di quelle storie un po’ sbilenche, che come romanzo non reggono neanche le prime 50 pagine, perchè sono troppo piene di contraddizioni.

Ma lo diceva Euripide, questo l’ho imparato, che la contraddittorietà della vita va accettata, altrimenti si impazzisce, e allora la vita forse è capace, più di un romanzo, di tenere insieme tutto quello che è stata la nostra famiglia.

Il papà che giocava con noi, i libri che la mamma ti invogliava a leggere, i discorsi a tavola sulla politica, la capacità di spiegarti il mondo in modo critico, di farti amare la libertà e di desiderare la cultura, la speranza che un mondo migliore fosse possibile, e la condanna dei soprusi, delle prepotenze, del consumismo.

Il papà che durante un litigio prendeva un coltello dal cassetto della cucina, che minacciava di “piantarselo nella pancia”, e nessuno che ti spiegava che non l’avrebbe mai fatto, la mamma che piangeva e ti diceva che il papà “non la desiderava più” quando tu avevi 7 anni e non capivi cosa voleva dire, il silenzio carico di tensione dei giorni di festa, quando bastava un mezzo capriccio o un litigio innocuo con il fratellino per scatenare una tempesta enorme, che arrivava a coinvolgere i loro soliti problemi e ti lasciava spaventata e piena di uno strabordante e cattivo senso di colpa, di quelli che in 20 anni non se ne sono andati via del tutto.

Il papà brillante manager dal volto umano, la mamma colta e capace di capire, di inventare, di ascoltare, tutti e due considerati in gamba, due persone rare e piene di qualità.

La mamma che non ti protegge dalle urla e dalle verità che non dovresti sentire, il papà che, cominci a capire, ha una vita anche fuori di casa.

E poi le cose precipitano.

Ormai sei grande, e se forse c’era qualche scrupolo prima, ora è normale buttarti tutto addosso.

La mamma che ti piange addosso che lui ha un’amante, sempre lei, sempre la stessa.

La confessione del papà una sera dei tuoi 18 anni: quello che si dice è vero, e non solo, anche la favola sulla sorella segreta è vera, ma se mi vuoi bene non dirlo a nessuno. Gli vuoi bene ma parli con tuo fratello, ha 15 anni ma è tutto quello che hai.

E quando da ingenua dici “voglio conoscerla se è mia sorella” ti viene detto che la mamma di lei si è offesa perchè lei non è una bambina abbandonata, come ti permetti di dire che la vuoi vedere.

Intanto il papà mette su un’azienda, poi ha dei guai, ha paura, va via, a lavorare altrove. Tra la gente lasciata nei casini c’è il tuo ragazzo, ti interessi, provi a capire. Dopo 2 anni sei l’Amministratore Unico, ancora una volta a sostituirti a uno dei due. Lui torna, è un tuo dipendente, ma vuole fare il padrone, ti mette i piedi in testa ogni volta che può, urla, sbraita, ti accusa, si allea con altri contro di te. Lo mantieni, perchè lo stipendio lo prende, ma non lavora.

In quei giorni incasinati di 20 ore lavorative al giorno, grazie ad un ciclo troppo lungo scopri che eri incinta, ma l’hai perso, e devi anche andare a fare un raschiamento. Non volevi un bambino a 21 anni, non l’avresti cercato, ma c’era, e l’anestesia finisce con te ancora intontita e in lacrime, e senti la colpa pesante di aver impedito con il superlavoro questa piccola vita che c’era. La mamma ha per te parole assurde: inutile dire che è colpa tua, a 21 anni gli anticoncezionali dovresti conoscerli. Impossibile anche negli anni a venire spiegarle il dolore di quel momento. “Mia figlia era in ospedale, ero preoccupata, avrò detto qualcosa di troppo”. Impossibile spiegarle che la figlia eri tu.

Dopo 9 anni lasci il tuo ragazzo, è un vero divorzio, con tanto di casa da dividere, ma senza tradimenti e cattiverie. Torni a casa, stanca, triste. Tua mamma ti consola. Il tutto dura meno di 15 giorni perchè, dopo anni di litigi, lacrime, urla, la mamma decide che è adesso il momento di far finire tutto. Il tuo lutto, il tuo divorzio, le tue difficoltà (per le quali tra l’altro ti hanno, economicamente, anche aiutata) devono fare posto ancora una volta alla Materia Principale.

Viene fuori che io sapevo, la mamma mi incolpa, il papà mi incolpa perchè era un segreto. Ancora una volta colpe.

Passano anni di sfoghi adolescenziali, di battaglie trasversali, di urla e tragedie di due genitori non cresciuti, di persone che credono di avere diritto a tutto, di egoismi e di idiozie.

Il papà con le sue famiglie alternative vecchie e nuove, che dipende da te ma che ti dice che senza la famiglia della colf si sarebbe ucciso perchè solo, la mamma che impazzisce per un libro di memorie stupide che lui scrive e tronca di nuovo i rapporti.

Sono persone in gamba, avevano ottime intenzioni, ma evidentemente mio fratello ha ragione, per queste cose erano vuoti.

E ora facciamo come se niente fosse, è toccato a noi figli riappacificarci con l’idea dei genitori, mettere le distanze e farli avvicinare poco, senza farci mangiare o di nuovo ributtare nel vortice delle loro piccole cose.

Forse ci vorranno più di due ore per raccontare tutto questo…

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