Ieri mattina la sveglia è suonata presto. Alle 8 eravamo già pronti e in macchina. Grande giorno quello del secondo incontro con i servizi sociali a Xxxxxx. Le settimane sono passate ed è arrivato, senza quasi pensarci, ma ero onestamente un po’ tesa. Guardando il Principe, invece, nulla. Allegro e fiducioso. E ovviamente, alla fine, ha sempre ragione lui.

L’incontro era solo con l’assistente sociale, senza la psicologa. Appena entriamo ci dice che non è riuscita a sentire i servizi del nostro consorzio. Quindi tutti i miei castelli, i miei timori… nulla. Cominciamo i nostri incontri, poi si vedrà.

Parleremo delle nostre famiglie, dei nostri genitori. Roba su cui potrei scrivere libri e libri, a cavallo tra il dramma, la soap opera e il manuale di auto-aiuto. Chiede chi vuole iniziare, e tocca al Principe.

Lo guardavo, così bello e biondo e con la sua faccia da ragazzino, rispondere alle domande tutto rilassato e sicuro, e ascoltavo. Io che parlo sempre tanto, che mi faccio le domande e mi do le risposte, lo ascoltavo. Lei, una bella donna col viso giovane, altissima e affusolata, dalla voce tranquilla e molto ridondante nelle parole, faceva domande. Lo guidava, lo aiutava a scoprirsi. Era eccezionale vedere come riuscisse a capire quali punti andare a scavare col mio Principe che a domanda risponde ma non aggiunge altro per arrivare a trovare i punti chiave della sua esperienza familiare. La scuola, la mancanza di una stanza da letto per lui e il fratello, i rapporti ancora tesi sotto la crosta di normalità e glaciale, superficiale silenzio che si respira a casa sua.

Io ascoltavo, e il tempo passava ma sembrava poco.

E’ un modo bellissimo per prepararsi all’affido quello del ricordo e del racconto di sè che ti fa riflettere. E’ bello anche sapere di essere in queste mani, avere la sensazione che chi ti sta davanti sia davvero di fronte a te e non in altre faccende affancendato col pensiero.

Ho aggiunto alcune cose al racconto del Principe, che mi sembrava non fossero ancora uscite, perchè la vita è il più ipertestuale di tutti i racconti, e per quanto la sua guida fosse maestra nel tessere i fili del suo racconto, annodarli e intrecciarli, è difficile raccontare linearmente una cosa così complessa e piena di rimandi e suggestioni.

Le due ore sono passate, e ci siamo salutati.

La prossima volta tocca a lei, mi dice. Ci rivedremo il 21 novembre, avrà il tempo di prepararsi. Sorrido, la mia famiglia è un tema su cui posso essere interrogata anche senza preavviso. Ridiamo. Le racconto la mia teoria della famiglia minestrina del Principe e della mia famiglia fritto misto.

Usciamo, leggeri.

Due splendide ore di ascolto.

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