E’ iniziato tutto da un messaggio di un’amica. Marina. Lei è fantastica, è una persona intera, è affascinante in un modo magnetico e intellettuale, ha un sorriso bellissimo e due occhi da fata, ma non di quelle eteree fate biondicce, di una maga vera.

E’ bellissimo il tuo blog, finalmente sono riuscita a leggerlo tutto. Un giorno lì dentro c finirà la storia di un bambino fortunato. Però ti devo anche dire che non so proprio come si possa diventare genitori affidatari se prima non si è stati genitori biologici. E’ molto poco politically correct da dire ma è quello che mi viene dal cuore. E’ come iniziare in salita. Essere genitori è il primo vero compito a cui non siamo preparati, è tutto nuovo, bello ma tanto difficile. E putroppo niente di quello che ti immagini prima si verifica dopo. Iniziare con un bimbo che poi dovrai lasciar andare è un passo davvero lungo. Forse mi sbaglio. Saranno gli psicologi e gli assistenti a dover giudicare piu’ e meglio di me. Ma io ti posso dare la mia piccola esperienza. Diventare mamma non è solo amore e felictà. Ma anche odio, frustrazione, insoddisfazione e un’incredibile ciclopica fatica fisica e mentale. Gestire questi sentimenti negativi deve essere molto difficile quando tuo figlio è in affido temporaneo. Ti dico questo non per dissuaderti ma per invitarti ancora una volta a riflettere. So che lo state facendo ma magari aggiungere una sfaccettatura non guasta. La cosa che piu’ mi terrorizza dell’affido è che non puoi permetterti di sbagliare. Con Teresa (Teresa è sua figlia di 9 mesi, nda) posso farlo. Ho decine e decine di crediti, di ore spese a comunicarle quanto la amo e ci tengo a lei. Con un bambino ferito sbagliare è aggiungere pena alle sue sofferenze. Iniziare l’affido senza esperienza è davvero rischioso, puoi far soffrire ancora di piu’ un piccolo in difficoltà. Avere amore da donare non sempre basta. Tu sei una pragmatica impulsiva romantica. E questo è un mix micidiale quando ti metti in testa qualcosa. Ma ti supplico di confrontarti con le esperienze piu’ brutte non pensando ” a me non capiterà”. Ecco. So di essere antipatica ma sento di doverti dire queste cose per rispetto alla nostar, seppur strampalata e virtuale, amicizia. Ti abbraccio.

Pam. Pum. Sbang. Crack.

Sono aperta, accetto tutto in questo periodo e non mi nascondo davanti a nulla. Si è vero sono un po’ intollerante al fatto che con chiunque abbia figli prima di parlare di qualsiasi cosa li riguardi occorra sciropparsi un pezzo di pippone su quanto la maternità sia comunque difficile e sul rapporto contraddittorio e spesso conflittuale ci sia coi figli. Io non ho mai pensato fosse diversamente, ma da brava mi leggo e ascolto diligentemente tutta la parte delle difficoltà. E ovviamente le ascolto, le capisco.

Ma la parte sugli errori no. Non sono d’accordo e per quanto sia sempre sospettosa nei miei confronti sulle varie costruzioni della realtà che mi auto propino, più ci penso e meno sono d’accordo.

Allora decido di mettere a confronto Marina con altre opinioni. Chiedo innanzitutto ad un’amica che ha avuto un figlio da poco, Cristiana. Anche lei concorda sulle difficoltà della maternità (già sai) ma aggiunge:

Un figlio – dicevo – è un mettersi alla prova continuo e a volte la cosa si può rivelare davvero frustrante, credo di non aver mai provato in tutta la mia vita senso di inadeguatezza come in questi primi 4 mesi e mezzo di vita di Gabry.
Detto questo, va specificato che senz’altro tutte queste sensazioni “negative” son dovute anche e soprattutto all’inesperienza, forse è x questo che Marina dice che è + difficile un affido se non si è già mamme bio.
Tuttavia su una cosa dissento: è vero, l’inesperienza ti può portare a commettere errori e su creature già sfortunate certi errori possono risultare + negativi rispetto a quelli che si commettono sui figli biologici, ma è pur vero che se si tratta di bambini dati in affido la situazione da cui provengono è certamente + nera di qualsiasi errore che una persona come te, dotata di sensibilità e generosità, possa commettere. Secondo me, se mai, il problema sarebbe + il tuo: il senso di inadeguatezza di cui ti parlavo potrebbe essere + forte nel tuo caso xchè questo bimbo “sconosciuto” e magari di difficile gestione proprio x il suo passato familiare burrascoso non sarà certamente semplice da gestire, considerato anche che arriverebbe da te “tutto in una volta”, non avrete il tempo di conoscervi x gradi, come avviene naturalmente durante la crescita di un figlio biologico. E nemmeno avrai l’autorità di un genitore dalla tua parte.
Però se tu te la senti, se tu sei ben conscia dei problemi che ti si potrebbero presentare nel compiere questo splendido, immenso, delicato gesto d’amore, io non mi farei problemi x il bimbo, ribadisco qualsiasi tuo errore non sarà mai così deleterio come lo sono invece certe strutture di assistenza sociale o come certe situazioni familiari da cui il bimbo in questione è stato tolto.

Ecco, io la penso così, come Cristiana. Però decido di “far parlare” Marina con le meravigliose mamme affidatarie del forum che frequento. Ecco Amanda:

Ho letto e riletto, e ..potrei averlo scritto io, perchè molte delle cose scritte le penso!
Ora non posso giurare che sia indispensabile essere prima madri bio, credo per esempio che Elli (altra amica del forum, nda) se la stia cavando bene!
Ma credo fortemente che l”affido non sia una passeggiata romantica, credo che il cuore da solo non basti. Io ho 2 figli bio, perciò posso affermare che un minimo di..idea ce l”avevo, eppure molte delle situazioni che mi si sono presentate con M. (in affido), mi erano sconosciute! Un bambino che arriva all”affido è un bambino ferito nel profondo, è un bambino arrabbiato dentro, è un bambino senza fiducia, è un bambino che ha voglia di farla pagare..è un bambino depresso, è un bambino iperattivo. Può essere queste cose tutte in un giorno!! può accettarti, ma magari prima detestarti, può lanciare contro il muro il tuo soprammobile preferito, può urlarti di notte, perchè non sono uguale agli altri!! Un bambino in affido può essere cosi.. ed è giusto e doveroso che se ne parli, anzi sono contenta che sia stato aperto questo post, e spero che in molti ti rispondano.
Non è disfattismo, è la realtà del nostro quotidiano, non sempre è cosi, ovvio, se magari parliamo di un affido diurno, o a ore, con una situazione famigliare di non grande disagio, allora può essere tutta un altra cosa, io ti parlo di quel che conosco, e non solo del mio, in questi anni ho conosciuto e frequentato diversi genitori affidatari con affidi..pesanti, e sò di cosa si tratta, non sono pessimista, nè negativa, ma nemmeno”anima e core” abbiamo a che fare con bambini, per i quali siamo l”ultima spiaggia!! L”amore per loro deve essere totale, i sacrifici(parola odiosa) vanno messi in conto,la frustrazione, il dolore di vedere cosi tanto dolore in un bimbo, mettili in conto. Poi, poi pian piano arriva la rinascita, arriva il sorriso sereno del “tuo bimbo” arriva la gioia di sentire che..si..è stata dura, ma qualcosa stà cambiando..il bimbo risponde al tuo affetto, si fida ti tè, cerca la tua mano quando ha paura, Ecco questi sono momenti cosi intensi, che io nemmenno con gli altri figli ho provato, perchè con i tuoi è ..naturale e scontato..con Lui no..con lui no…con lui il tuo cuore urla..vittoria…la gioa esplode, perchè sei riuscita a entrare nel suo dolore, hai aperto un angolino del suo rifugio, lui ti ha lasciato entrare, Cosi comincia la discesa verso l”amore di un bimbo per la “mamma due” e tu senti di aver compiuto un impresa immensa..e sei felice per lui, non per tè!!
Devo andare..non sò nemmeno bene quel che ho scritto, ho rivissuto un pò della mia storia, se ti può essere utile ne sono contenta. Comunque io,lo rifarei, io ricomincerei.

Risponde anche Ellendel, un bimbo in affido e un’attesa per un’adozione internazionale in Etiopia di cui avrà conferma dell’abbinamento proprio il giorno dopo aver scritto questo post:

Condivido totalmente ciò che ha detto Am, e volendo potrei anche aggiungere pagine intere di problemi e difficoltà teorico-pratiche, ma non credo sia questo che cerchi, tanto saperle prima non ti prepara ad affrontarle. Ripeto, per me l’affido richiede la capacità di accettare di fare un salto nel vuoto, e solo se non ce l’hai è meglio lasciar perdere. Tutto il resto è un percorso che si costruisce giorno per giorno, e in cui non si è soli e nemmeno sotto una lente di ingrandimento, per cui se il figlio è tuo puoi permetterti di sbagliare, se è in affido no.  L’affido è la ricerca di un modo di riparare un bambino danneggiato, si va a tentativi: se i servizi avessero una ricetta o un manuale del genitore perfetto te la darebbero. Ma qui si tratta di accostarsi ad una persona con rispetto e capire quale può essere il nostro ruolo. Per questo l’argomentazione della tua amica mi appare pretestuosa: quali competenze in più ti dà l’essere genitore biologico nell’avvicinarti ad un bambino del quale NON devi essere genitore, ma per il quale inventarti un ruolo che può forse assomigliare a quello genitoriale,  in una squadra fatta da un numero X di adulti? Per diventare affidatari di quello specifico bambino a volte va bene una coppia, a volte va bene un singolo, altre dei “nonni”, altre dei fratelli maggiori, altre semplicemente dei modelli positivi. Se vogliamo allora, estremizzando l’assunto della tua amica, è meglio non avere figli, così non rischi di far diventare l’affido, per definizione temporaneo, una fucina di false illusioni di genitorialità e affiliazione. Inoltre mi sembra una posizione abbastanza fantasiosa anche applicata ad altre situazioni: ad esempio non si dovrebbe, secondo lei, adottare un figlio se non ne hai già di biologici, visto che anche i bimbi adottivi  hanno un passato di abbandono e sofferenza? E i diritti dei figli biologici dove vanno a finire, se li consideriamo solo come una proprietà privata sulla quale è lecito fare sperimentazione impuniti? Se è una provocazione letteraria, allora divertiamoci pure a fare filosofia teoretica, ma se parliamo di persone mettiamoci anche un po’ di amore, di coraggio e di buon senso e cerchiamo di sostenere, invece di criticare e mortificare.

Chiedo loro esplicitamente: quello che vorrei sapere da voi è se secondo voi è vero che affrontare un affido senza essere stata prima mamma bio è un rischio troppo grande per il bambino perchè i tuoi errori potrebbero costargli troppo.

Ancora Ellendel:

Il mio parere è NO.
Tutti i genitori sbagliano.
Tutti gli errori dei genitori hanno un costo per i figli.
Se il figlio è biologico a volte si arriva troppo tardi per impedire che gli errori diventino disastri, tant’è vero che i bambini vengono allontanati dalle famiglie biologiche, non da quelle affidatarie, che invece sono monitorate e supportate dall’inizio alla fine del loro percorso.
Ci sono figli bio sempre vissuti nelle loro famiglie “normali” che portano i segni di ferite abbandoniche, di trascuratezze inconsapevoli o di abusi più o meno riconosciuti e riconoscibili che condizionano pesantemente tutta la loro vita e che non hanno nemmeno la possibilità di sperimentare qualcosa di diverso.
Nell’affido non si è soli: a volte, o spesso, può sembrare una gran seccatura, ma è comunque sempre una sicurezza, soprattutto per i minori.
I bambini in affido sono sempre bambini difficili, e a questo si viene preparati, mentre niente garantisce che un figlio self-made non lo sia, e che tu sia in grado di affrontare le difficoltà che ciò comporta solo perchè l’hai fatto tu.
Trovo offensivo pensare che chi si accosta all’affido lo faccia planando su una nuvoletta rosa bordata di puttini angelici o peggio ancora con la convinzione di salvare il mondo: offensivo sia per le famiglie, che per i servizi che se ne occupano. In fondo per diventare un affidatario devi affrontare una certa preparazione, per fare un figlio in proprio no. E anche quando decidi di metterlo al mondo tu, il figlio, lo fai perchè sogni qualcosa di bello, non per ficcarti deliberatamente nei guai, e quando i guai arrivano, li affronti, uno ad uno.

Si aggiunge Tecla, mamma affidataria di due bambine, dette “Le Splendide”:
Mi auguro che il commento della tua amica non ti scoraggi nel percorso che vuoi intraprendere con tanto entusiamo. Io non sono una mamma bio, sono diventata affidataria per dare un senso all’attesa del mio bimbo in adozione. Sono qui dopo un cammino di tre anni con due Splendide che sono arrivate con un bagaglio pesantissimo di vissuti traumatici e che oggi sono rifiorite fisicamente e psicologicamente. Eppure non avevo precedenti conoscenze, non nego che sia stato faticoso ma come in tutte le relazioni siamo cresciute insieme.
Forse il rischio più grande nell’affido a genitori senza figli è proprio per questi ultimi: un bambino riempie la casa e il cuore e il momento del distacco non è sicuramente facile ma questo dipende dalla forza di ognuno.

E poi ancora Amanda:
il mio pensiero, la mia assoluta convinzione è, che se sai amare, ami, non è il fatto che un filgio sia uscito da tè, che ti insegna ad amarlo!!

Quando abbiamo pensato di avvicinarci all”affido, dopo averne ovviamente parlato io e mio marito,e dopo il primo incontro con i serv. io mi sono fermata un attimo ad..ascoltarmi…:avrei accolto un bimbo sconosciuto, poteva essere, bianco, nero, be,llo, brutto, simpatico, odioso,,poteva essere…mille e più cose…ma era un bambino..calpestato …offeso…e forse incattivito…ho dovuto e voluto sentirmi, ascoltarmi, interrogarmi… sono capace e pronta ad amarlo, chiunque sia, come un figlio, sono sicura di voler fare le stesse identiche cose che faccio e ho fatto per i miei figli?
Ho riflettuto da sola su questo, per non lasciarmi prendere da entusiasmi tropppo facili, magari se vissuti in due. e ho sentito che ..si  mi sentivo capace di–cominciare, perchè, si comincia questo cammino, pian piano..ogni giorno , una vittoria o una sconfitta, poche tregue.
Dal giorno, che M. è entrato nella nostra vita, non c”è stato una sola volta che si sia pensato..non è nostro, ..
Quando arrivò la telefonata:c”è un bambino, è grandicello, ..io e mio marito ci siamo parlati al telefono, lui era al lavoro, ci siamo detti poche cose, ormai eravamo sicuri di volerlo, ma la più importante è stata: che resti 1 mese, un anno, o 10..finchè è con noi, è un figlio nostro, avrò uguale amore, uguale attenzioni, uguakli cure, uguali sgridate. E mio marito disse una delle cose più belle, Farò un altro pò di straordinari, se dovesse servire!!
Io credo che tu de debba solo ascoltarti, e sentire se sei pronta e consapevole- Consapevole del fatto che non sarà sempre bello e facile, econsapevole che la vostra vita di coppia subirà inevitabilmente dei cambiamenti, consapevole che questi bambini,..hanno bisogno di tanto, tanto, in tutti i sensi. Non credo che sia cosi determinante avere avuto figli
prima di essere mamma affid. come giustamente dice Elli, allora chi adotta??Credo sia assolutamente importante invece essere sicuri che si parte per un viaggio in terre sconosciute, un viaggio dove per bagaglio si deve avere, amore, rispetto, forza d”animo, tolleranza..e tanto..tanto..ancora, ma onestamente, anche quando sei incinta…che ne sai..di..come sarà…finchè non ci sei..non sai…
Perciò percorrete questa strada, fate tutti i vostri incontri..e strada facendo…sentite e capite se…è questo che volete..
Non è questione di mamma bio..o…non bio…è questione di cuore e di testa…un abbraccio

E qui torna Marina:
ho letto il post sul forum e pure la stroncatura (ahia!).  Ti faccio qualche esempio pratico di cio’ che intendevo e spero perdonerai il tono terra terra e gli esempi demenziali dati anche dal mio breve percosrso come mamma. Tere si sveglia spesso durante la notte . Questa estate ha avuto ancora problemi col reflusso e da allora i ritmi si sono persi. Alcune notti va meglio e altre meno. Fatto sta che da maggio non metto insieme piu’ di tre ore di fila di sonno. Un po’ ci si abitua un po’ ti senti sempre come se avessi uno zaino pesante da trascinare tutto il giorno. E così posso diventare anche molto irritabile. Ho letto tutto il leggibile ma ho scelto col mio istinto. Piano piano insegnarle a prendere sonno da sola. I progressi si vedono ma ancora siamo lontani dalla vittoria. Per insegnarle è stato necessario ( e lo è ancora )lasciarla nel suo lettino in lacrime, scossa da singhiozzi e sussulti. Lei vorrebbe attaccarsi al seno e stare lì sempre, quindi tenerla in braccio esaspera ancora di piu’ la sua frustrazione. Naturalmente sto lì nei paraggi ed entro spesso per rassicurarla, non sono sadica. però le sto facendo capire che non puo’ ottenere sempre cio’ che vuole. Ora mi chiedo: cosa farei se fosse una bimba ferita, traumatizzata, etc.? Le lascerei correre tutte e sarei completamente in balia dei suoi comportamenti, incapace di essere una guida che sa quello che è meglio per lei. Ora lei si sta abituando alla mia fermezza e siamo piu’ felici tutti. Ma se non avessi esperito che la fermezza , la serenità nelle proprie decisioni e anche essere decisi a passare attraverso un momentaneo piccolo dolore, se non avessi acquisito questo piccolo bagaglio genitoriale dicevo, ci sarei mai arrivata con un bimbo che sta con me solo per un periodo e che in piu’ soffre?
Non so , ti faccio molto umilmente queste domande di cui intuisco solo la risposta per me. E cioè che non ci sarei mai arrivata a comprendere la necessità della fermezza per il benessere suo e mio.
Detto questo vorrei rispondere a Ellendel che è chiaro che niente ti mette al riparo dagli errori in una parte o un’altra. Solo mi sembra un passo davvero lungo iniziare a misurarsi come genitore su un bambino ferito. Mi piacerbbe sapere se ha figli adottivi o biologici dopo quella risposta, di cui mi è piaciuto soprattutto il fatto che nell’affido non si è soli. Invece aspetto la risposta di Amanda alla tua precisazione. Spero di non averti fatto troppo incasinare. Al di là di tutto anche io sono un cuore di burro e legger la storia di Amanda mi ha fatto sussultare. Un bacione tesoro e a presto.

Riecco Tecla:
se fosse per me sarei pronta a scomettere che tu e il principe sarete due magnifici genitori affidatari. I dubbi, le preoccupazioni, le incertezze che manifesti sono indice della tua attenzione e conoscenza della questione. Sei consapevole che non sarà una passeggiata, sai che il bambino che arriverà avrà il suo vissuto, le sue abitudini ed è da questo che dovrai partire, dal rispetto della sua persona. Dovrai entrare nel suo mondo ed in insieme costruire il vostro.
Come in tutte le situazioni non ci sono regole generali, si impara per prove ed errori.
Io sono una persona mite, solitamente vengo descritta come molto dolce eppure, per le bambine, sono diventata il generale di ferro: dal giorno in cui la più grande ( tre anni e mezzo ) ha cominciato a cantarmi : “ti voglio bene perchè mi fai lavare, mi fai mangiare la verdura, andare a dormire… mi dai le regole” è stata lei a indicarmi la strada. Essere accudite con amore ma secondo norme era per lei indice di quanto mi stava a cuore. Ho compreso che si doveva andare avanti senza cercare di risarcirle per il male del passato ….non era questo il mio compito. Sono stata fortunata perchè erano tanto assetate d’amore, di attenzioni. Ci sono stati momenti in cui stanca, avevo voglia di mollare …poi chissa com’è c’è quella manina che si trova stretta nella tua, due occhi che ti guardano dal basso e ti penetrano nell’anima…no, non puoi mollare anche tu.

E poi il gran finale di Marina:

La mia conoscenza dell’affido era ed è molto superficiale. Purtroppo pero’ sono a conoscenza di storie vicine di bambini maltrattati e violati. Due amici o meglio due buoni conoscenti fanno gli educatori di minori a Milano e lavorano in comunità e case famiglia. Abbiamo passato alcune sere a parlare di bambini e ragazzi abusati e del ruolo dell’assistente sociale.
Invece una coppia di amici di mio marito proprio oggi avevano l’incontro col giudice per stabilire se possono ottenere in affido propria nipote, vittima di abusi da parte del patrigno con la connivenza della madre bio.
Avendo visto e sentito solo quella parte lì mi sono chiesta come ci si puo’ accostare a bambini tanto feriti non avendo nessuna esperienza di com’è un bambino, come dovrebbe essere un bimbo sano e felice di quell’età, etc..
Ma devo dire che avete risposto esaurientemente alle mie domande e anche avete dissipato i miei dubbi. Nel senso che mi avete convinto con i vostri scritti commoventi che ci si puo’ considerare un genitore e comportarsi da tale anche quando il figlio che custodisci è con te solo temporaneamente. E che si puo’ imparare la difficile lezione della genitorialità anche a tempo determinato. Certo bisogna avere delle qualità rare di ascolto , rispetto, pazienza , forza, temperanza, resistenza e coraggio. E anche una certa dose di incoscienza e scelleratezza per ficcarsi in questa meravigliosa bega che è l’affido. Daltronde la stessa scelleratezza che ci guida quando decidiamo di avere un figlio per vie, diciamo tradizionali. Sono sicura che P. (io, nda) ha tutte queste doti e molte altre.
E devo dire che sto per la prima volta riflettendo se potrei mai un giorno esserne capace pure io. Ora voglio tediarvi con il mio sogno ricorrente. E’ un sogno che faccio da molti anni e si ripete piu’ o meno variato. In questo sogno sono sola in un posto sconosciuto, è buio e ho paura, molta. Poi ad un certo punto incontro una bimba indifesa o un bambino handicappato. Gli prendo la mano e ci incamminiamo insieme e a quel punto sono piena di forza e coraggio, sono felice e nulla mi fa piu’ paura con la sua manina dentro la mia. L’immagine della piccola manina nel post sopra me lo ha fatto ricordare e mi ha commosso.
Voglio ringraziarvi una ad una per le vostre belle risposte e spero che i vostri bimbi possano trovare sempre sotto le vostre ali protettrici tanta gioia e la certezza di un amore sconfinato.

E  mi sento sempre meglio, sempre più sicura e forte.

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