Ho lasciato passare un giorno, durante il quale ho pensato, rimuginato, ho anche pianto un po’.

Comincio col dire che l’incontro in realtà è andato bene. Come sempre a Xxxxxx le persone che ci siamo trovati di fronte erano molto attive, molto presenti, disposte all’ascolto. L’assistente sociale è una ragazza alta, giovane, dal sorriso aperto e gli occhi buoni e intelligenti. La psicologa, già l’avevamo incontrata in una delle serate, istintivamente ci è sembrata un’ottima persona da cui farsi guidare e con cui fare questo percorso conoscitivo. Mentre parlavamo hanno riempito pagine e pagine di appunti in due calligrafie diverse tra loro: più precisa e appuntita l’assistente sociale, più scarabocchiata e difficile da decifrare la psicologa. Abbiamo parlato per circa un’ora, e ci siamo dati un nuovo appuntamento per il 31 ottobre. Sappiamo di essere in buone mani.

Allora il problema dov’è? Perchè le lacrime?

Perchè abbiamo parlato quasi tutto il tempo della nostra esperienza precedente. Iniziata come una doverosa precisazione rispetto al nostro percorso (è normale fare presente al servizio che si è già intrapreso il percorso altrove) è diventata poi una narrazione sempre più complessa man mano che  ci addentravamo nella storia, raccontata su questo blog in uno dei primi post.

E’ stata una botta di sincerità che ci sembrava normale: come limitarsi a dire solamente che avevamo fatto il percorso nel nostro consorzio? In realtà il percorso non è nemmeno quasi iniziato. Alla domanda “e siete risultati idonei” cosa rispondere? Quello che ci hanno detto apertamente, e cioè si, o quello che abbiamo capito dai fatti, cioè poco importa, visto che un vero percorso non è mai partito? Piano piano, di fronte a quegli occhi aperti su di noi, è venuto fuori tutto quello che c’era.

Ho imparato ad accettare le mie emozioni, ma la voce che si è rotta ad un certo punto (al momento del’ “non vi azzardate ad andare altrove”) e gli occhi che si sono riempiti di lacrime almeno poi non cadute mi hanno imbarazzato, mi hanno fatto sentire fragile, e debole, e nuda.

Ho pensato “oddio e adesso che idea avranno di noi, se mi escono le lacrime per questo rapporto con i servizi come potranno pensare che io sia in grado di occuparmi di qualcuno che ha bisogno”. Mi si è mischiato tutto in testa, lo slancio romantico idealista dell’affido, la mia emotività, i lunghi mesi dietro di noi, e sono andata un po’ in tilt.

Mi fido dei servizi di Xxxxxx. Ora chiameranno il mio consorzio e chiederanno informazioni sul percorso fatto da loro. Inutile dire che ho timore di questo, perchè tante sono le cose strane che potrebbe dire l’operatrice se temesse di essere messa in discussione per un percorso non fatto. Spero solo che dica la verità, qualsiasi sia la sua opinione su di noi.

Dopo l’incontro sono rimasta in silenzio tutto il pomeriggio. Troppo in silenzio.

Oggi è un altro giorno, e con le mie fragilità dovrò fare i conti. Il Principe invece è tranquillo. E io mi farò cullare un po’ e tranquillizzare da lui.

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