Dopo la delusione e la strana sensazione di essere stati “parcheggiati” dai servizi del consorzio in un luogo di lunga sosta senza uscita, dopo la nuova speranza riaccesa dall’incontro con i servizi di Xxxxxx, ci chiediamo se non sia il caso di fare comunque qualche altro tentativo. H., amica del forum, mi consiglia di parlare con la sua assistente sociale. Si tratta di un consorzio non lontano da noi.

Faccio la telefonata. Anche questo incontro è di quelli che aprono il cuore. Parlo con una donna dalla grande esperienza, si sente dalla voce e anche dalla non convenzionalità con cui affronta certi punti. Mi colpisce la sua capacità di entrare in contatto con te direttamente, di parlare alla persona che sei. Piano piano la mia storia viene fuori, e anche lei capisce che è comunque una ferita.

Mi dice che rivolgersi a più servizi è una cosa normale e anzi consigliata proprio da loro nei momenti in cui la “risorsa”, così lei chiama la famiglia aspirante affidataria, non possa essere “utilizzata” subito. L’attesa di sei mesi per iniziare il percorso secondo lei è assurda e nociva. Parla chiaro, ma sempre senza tono di giudizio per le colleghe.

Mi dice che loro in questo momento hanno bisogno solo di affidi diurni, e per questi noi saremmo comunque troppo lontani, ma mi dice di volerne parlare ad una riunione interconsortile con altre colleghe, che poi tra l’altro operano in luoghi più vicini a noi. Mi dice di non preoccuparmi, che chiameranno l’assistente sociale del mio consorzio se e quando dovremo iniziare il percorso e solo dopo averci avvisati.

Mi sorprendo a pensare quanto timore io abbia di quella persona, e quanto abbia paura che, avendo disobbedito al suo perentorio “non si azzardi ad andare altrove”, tutto possa ritorcersi contro di noi.

Poi la telefonata ha una svolta che non aspettavo. Ma voi siete sicuri che volete fare affido ora? Siete giovani, perchè non provate ad avere un figlio adesso? Perchè non pensate un po’ a voi? Mi colpisce il tono materno di queste domande. Le spiego che ora come ora i figli non arriverebbero se non con un’inseminazione che non vogliamo fare. Ci vorranno degli anni per risolvere le cose. Faremmo comunque affido anche con un figlio naturale, e pensiamo che non ci siano motivi per non farlo ora Lei dice di avermi voluto dare solo un consiglio, uno spunto di riflessione, ed io so che è così.

Rimaniamo d’accordo che ci risentiamo dopo la sua riunione, a fine ottobre. Prima di riagganciare la ringrazio per l’umanità e per l’ascolto, lo sento dal cuore.

Questa chiamata mi risuona ancora in mente.

Da un lato ora siamo 2 a 1. Su tre servizi contattati, due mi hanno dato l’impressione di essere una risorsa fantastica. E’ rassicurante pensare che i piccoli e i grandi che hanno bisogno di aiuto trovino dall’altra parte persone così. Io mi sono sentita accolta, ascoltata, rassicurata. Mi sono stati dati degli spunti per riflettere, senza farli cadere dall’alto ma con un autentico modo di partecipazione.

Dall’altro il consiglio sul pensarci bene ha attecchito. Quanto ne abbiamo parlato io e il Principe nelle settimane seguenti, quante volte ci siamo fermati a cercare di capire, di non trascurare quelle parole.

Abbiamo anche chiesto, in una delle serate a Xxxxxx, se l’essere senza figli ma volerne avere in futuro è un problema. Non è un problema, ma bisogna essere in grado di impegnarsi a non fare tutte e due le cose insieme. Ci sono coppie, ci hanno risposto, che dopo o durante un affido lungo hanno avuto figli naturali, ma se si inizia un affido si deve garantire al bambino tutte le attenzioni di cui ha bisogno, che sono tante, e quindi una gravidanza non è l’ideale.

E’ la stessa cosa che pensiamo noi.

E’ bello come questo inizio di percorso sia un mettersi in discussione e un ascoltarsi, un cercare di capire cosa davvero vogliamo. E’ bello anche che la risposta sia sempre quella.

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