Prendo il telefono e compongo il numero. L’ho trovato su Internet, nel sito si parla di una realtà collaudata per l’affido, si tratta di una grande città, e voglio provare a chiedere aiuto.

La voce che mi risponde è calma e materna. Vorrei chiedere solo se è possibile per dare la propria disponibilità all’affido rivolgersi ad un servizio sociale che non sia il proprio di competenza. Poi parliamo, e piano piano la mia storia viene fuori. Non riesco a tenerla dentro, mi sciolgo. Ci sono rimasta proprio male per quello che è successo nel mio consorzio. Mi aspettavo l’attesa dell’abbinamento, mi aspettavo perfino che ci dicessero che siamo ancora troppo giovani e che dobbiamo pensarci un po’. Ma quello che è successo no.

Le aspiranti famiglie affidatarie hanno bisogno di aiuto, sostegno, formazione. Devono essere si valutate, ma attraverso l’ascolto e il dialogo. Stai offrendo aiuto ai servizi, perchè devi essere guardato con sospetto? Perchè devi essere lasciato in un angolo?

Fare serate informative e campagne sull’affido e poi scoraggiare chi si offre ha dello schizofrenico.

La voce al telefono mi chiede se voglio prendere appuntamento da loro per metà luglio. Senza nemmeno consultarmi col Principe dico di si. Lui è contento, gli sembra che allora la mia inquietudine abbia un senso, che allora forse questa moglie testarda che non si accontentava della risposta di quel caldo giorno di giugno possa aver ragione…

Andiamo all’appuntamento, e tutto è diverso.

La persona davanti a noi, che per ironia della sorte ha lo stesso nome dell’assistente sociale del nostro consorzio, ci sembra una di quelle Fate buone alla Cenerentola. Parliamo, ci ascolta, ci fa domande. Parliamo anche molto dei bambini di oggi, dell’educazione, di come va il mondo. Al termine del colloquio ci chiede se siamo interessati al percorso conoscitivo individuale. Dice che è chiaro che sappiamo già cos’è l’affido e che quindi possiamo saltare le serate introduttive che ci saranno a settembre. Rispondiamo che si, vogliamo procedere con il percorso e che vogliamo anche fare le serate perchè in questo tempo di attesa ogni parola, ogni esperienza, ogni momento di riflessione è prezioso. Firmiamo il foglio azzurro carta da zucchero che ci presenta, la salutiamo, io come sempre ho un po’ le lacrime agli occhi perchè mi sento sollevata, sento tutte le mie emozioni, quelle che avevo stipato in un angolo della mente in questi mesi, tutte venire fuori.

Il nostro desiderio di aiuto, di apertura, il nostro progetto di famiglia accogliente che inizia ora il primo dei suoi affidi, sapendo che sono temporanei, sapendo che non ti sostituisci ai genitori ma che sei il loro aiuto per un po’, sapendo che però il tuo cuore sarà spalancato e tutto quello che i bimbi vorranno se lo prenderanno, tutto questo torna possibile, torna risorsa, è di nuovo qualcosa in cui gioire, in cui sperare.

Iniziamo a sentirci “in attesa”. E non è ancora successo nulla.

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