Ci sono molti modi per definire l’affido, molte definizioni più o meno precise. Se volete quelle ufficiali potete leggere la legge 28 Marzo 2001, n.149 o visitare il bellissimo sito della Casa dell’Affido di Torino.

Alcune cose dell’affido le sanno un po’ tutti:

  • è temporaneo
  • coinvolge bambini in difficoltà
  • non è un’adozione, cioè il bambino non diventa “tuo figlio”

Nei quasi 13 mesi passati da quando abbiamo iniziato il percorso per l’affido (longum est, sarebbe troppo lungo.. direbbero i latini) ne abbiamo parlato con molte persone: genitori, parenti, amici. I commenti sono stati quasi tutti uguali. Che bello, che cosa meravigliosa, io però non lo farei mai, quando poi l’affido finisce si soffre troppo, come siete bravi ed altruisti, ma i bambini hanno problemi, come farete ad aiutarli, siete incoscienti.

Per noi tutti questi commenti sono strani. Non è che non siano comprensibili queste opinioni e queste paure, è che semplicemente noi non le sentiamo. Nella vita le persone entrano ed escono, alcune rimangono anche quando non sono vicino a noi. I figli non sono una proprietà, e se il loro amore istintivo è un regalo la loro vicinanza nel tempo si conquista e si mantiene con l’esercizio di un vero rapporto. I figli non sono solo nostri, sono del mondo. E noi pensiamo così di questi bambini i cui genitori per motivi diversi che non conosciamo non possono essere davvero genitori, tutti i giorni, nella vita vera. Sono figli. Di tutti. Anche nostri.

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