Non sapete ancora nulla di me. Di noi.

Io avrò 31 anni domani. Ho un lavoro importante, che mi impegna da anni. Alternativamente è stato una scala o una prigione, un lupo cattivo o una mamma confortante. Oggi è un mezzo di (abbondante) sostentamento. Sono stata studentessa modello ma non ho finito l’università, ho passato anni da attivista ambientalista e altri chiusa verso l’interno, a risolvere problemi della mia famiglia e ho accumulato peso dentro e fuori di me.

Un bel giorno, mentre pensavo a tutt’altro, ho incontrato il Principe. E come accade spesso non l’ho riconosciuto. Azzurro era azzurro, a partire dagli occhi, ma nascosto com’era dentro quello splendido biondino un po’ timido assomigliava poco al marziano esperto di nanotecnologie e di letteratura greca che immaginavo avrebbe sconvolto la mia vita.

Ma il sangue non è acqua, e quello blu dei veri Principi Azzurri fa battere il cuore più forte anche se non ne sei consapevole, e in qualche mese di strani pensieri e di pomeriggi sempre più lunghi fuori dal cancello del lavoro la frittata era fatta. Zac, fregata.

Poi io ho incasinato tutto con la mia bulimia affettiva, il Principe è scappato al galoppo e tutto sembrava finito. Ma è bastato un sorriso da in cima alle scale per riportare tutto a galla e da allora sono passati 3 anni. Come dice quel cantante? Le nostre ombre divennero una sopra l’asfalto e sopra tutti i muri.

E così siamo diventati una famiglia. Lui, io e quattro cani. Come sarà difficile trovare nomi di fantasia per tutti noi. Come in tutte le favole tradizionali, anche noi che di tradizionale abbiamo poco ci siamo sposati, un anno fa.

Siamo diversi come la pizza al gorgonzola e il gelato al cioccolato io e il mio Principe. Ma uno dei nostri punti di incastro perfetti è la voglia di una bella famiglia grande. Per mantenere la similitudine alimentare, io vengo da una famiglia fritto misto alla piemontese unto e pesante ma gustoso ed eccessivo, roba che ti sta sullo stomaco per settimane, lui da una brodino senza sale, che non ti da problemi e ti nutre e non ti fa ingrassare ma non ti da neanche soddisfazione.

Di figli parliamo, pensiamo, ragioniamo da molto del tempo passato insieme fino ad ora. L’idea era averne subito, almeno 2, e poi aprirci all’affido insieme a loro quando fossero stati capaci di capire e condividere con noi l’esperienza. Da gennaio 2008 non ho più il ciclo. Sparito. Esami, controesami, si capisce poco. Ma è chiaro che per ora non arriveranno bambini. A meno di non decidere per una fecondazione, anche delle più semplici. Intanto l’affido, che conosciamo bene attraverso qualcuno che è stato in affido per quasi tutta la vita ed ora è un adulto splendido ormai ha gettato il suo seme, e cresce sempre di più come idea. Allora pensiamo che possiamo aprirci fin da ora a questa esperienza, e quando arriveranno i bambini dalla nostra pancia troveranno una famiglia già “iniziata”.

Non essere ideologica, mi ha detto un giorno qualcuno. E fai parlare il cuore.

Al di là di tutte le ragioni di pianificazione familiare c’è il fatto che il cuore porta lì. Porta ai bambini che aspettano. Che non possono essere adottati perchè la famiglia, per quanto insufficiente e malandata, per quanto a fragili brandelli ce l’hanno ancora. E questo diventa quasi una colpa, un problema, che li fa rimanere soli, divisi dalla montagna di famiglie aspiranti adottive da un mare di ricorsi, visite parentali, rischi giuridici.

Ti ho detto di non essere ideologica!

Siamo una famiglia felice. Ci vogliamo bene io e il Principe. Sappiamo di poter essere per qualcuno, che forse oggi è ancora in famiglia o già ci sta aspettando, l’opportunità di poter crescere ed essere sè stesso. Non abbiamo paura del distacco che verrà, non abbiamo paura dell’instabilità, della presenza della famiglia, del vuoto della fine dell’affido. L’unica paura che per me non è mai esistita è quella di voler bene.

Siamo qua. La porta è aperta, i cani corrono in giardino, sul fuoco c’è il sugo per la pasta. La radio è accesa, si sente una canzone. Qualcuno ride. E’ casa. E’ grande.

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