Avevo 11 anni, poco prima dell’era della Smemoranda, e sul diario della mia amica Valeria tra mille dediche e frasi celebri lessi questa storiella:

Ho sognato che camminavo in riva al mare con il Signore e rivedevo sullo schermo del cielo tutti i giorni della mia vita passata. E per ogni giorno trascorso apparivano sulla sabbia due orme: le mie e quelle del Signore.
Ma in alcuni tratti ho visto una sola orma, proprio nei giorni più difficili della mia vita.
Allora ho detto:”Signore, io ho scelto di vivere con te e tu mi avevi promesso che saresti stato sempre con me. Perché mi hai lasciato solo 
proprio nei momenti difficili?”
E lui mi ha risposto: “Figlio, tu lo sai che io ti amo e non ti ho abbandonato mai: i giorni nei quali
c’è soltanto un’orma sulla sabbia sono proprio quelli in cui ti ho portato in braccio.

Poeticamente era bella come immagine, ma non mi ha mai convinta. Sarà perchè non ho mai avuto la fede e ho sempre confuso questo Padre con il ruolo di chi nella vita ti sta vicino, ma avere qualcuno che cammina accanto a te mentre fatichi in salita mi è sempre sembrato meglio che essere sollevati e portati fino in cima.

Oggi, pensando al nome per questo piccolo spazio di web, mi è tornata in mente questa immagine.

Voglio parlare di affido. Di una storia che ancora non c’è e che spero inizierà. Voglio parlarne ora e non scriverne in futuro quando i ricordi saranno sfumati o resi più vividi e caldi da quello che sarà stato. Voglio che sia un diario e insieme un manifesto. Voglio stupirmi di quello che pensavo e voglio aprire agli altri questa esperienza. Se anche solo una famiglia grazie a questa lettura deciderà per l’affido allora avrò raggiunto il mio scopo.

L’anonimato è d’obbligo, per noi e per chi arriverà, così come per tutti gli altri personaggi coinvolti. Perfino le storie fuori di qui, il “prima” e il “dopo” (nell’affido deve esserci un dopo) non potranno trovare spazio se non come sfondo confuso. Niente cronaca, gossip, niente giudizi per chi è difficoltà.

Qui proveremo a parlare di quando alle orme del bambino che cammina lungo la spiaggia della sua vita e a quelle della sua famiglia biologica si affiancano le impronte di un’altra famiglia che, per un tempo indefinibile all’inizio, percorre il tragitto insieme a loro.

Certo, se vogliamo vedere di orme ce ne sono molte di più: i servizi sociali, il tribunale dei minori, gli amici, la scuola… la spiaggia di ogni vita è così affollata.

Noi vogliamo provare ad esserci, senza prendere il posto di nessuno e senza prendere in braccio nessuno. Vogliamo offrire il braccio ad ogni passo, con la pioggia o con il sole.

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